Gallinari vuole l’anello: futuro lontano dai Denver Nuggets?

La lite con coach Malone non toglie le ambizioni a Danilo: “Sogno un titolo Nba e l’All Star Game”

Danilo Gallinari e il suo 2017. Tra sogni di una convocazione all’All Star Game, un futuro anello e le polemiche con il suo coach Mike Malone, che ha detto che ai Denver Nuggets “i veterani non sembrano prendersi responsabilità”. Il cestista azzurro, uno dei talenti più importanti del basket italiano, è ormai alla nona stagione in NBA, la sesta con i Nuggets, in un ambiente in cui fatica ad imporsi nella Lega.

Lo sfogo del coach dopo la sconfitta contro i Sacramento Kings, però, sembra aver incrinato qualcosa nel rapporto tra Danilo e la franchigia di Denver. L’azzurro si è apertamente dichiarato contro le frasi di Malone, e in molti nell’ambiente dicono che per il Gallo potrebbe essere l’ultimo anno (o gli ultimi mesi) ai Nuggets.

Con 17 punti e 5 rimbalzi di media, Gallinari è di sicuro il franchise player della sua squadra. E lui non nasconde autostima e ambizione: “Io mi ritengo un top player. A livello individuale sono soddisfatto e non ho molto da rimproverarmi. Il sogno? Vincere il titolo”.

Ma forse per soddisfare questa ambizione il Gallo dovrebbe cambiare aria puntando a qualche franchigia di livello superiore che gli consenta di provare a vincere subito (I Nuggets – per capirci – sono quotati 251/1 vincenti del titolo), come ha fatto LeBron passando a Miami, o come ha in mente di fare Durant dopo essere passato ai Warriors.

Durant si è accasato a Golden State per conquistare l'anello

Durant si è accasato a Golden State per conquistare l’anello

Un altro sogno è la convocazione all’All Star Game. In Italia è ormai da tre anni che prende piede la crociata per vederlo giocare nella partita delle stelle, anche se i coach Nba non sembrano propensi; pur riconoscendo il valore dell’ex Olimpia Milano, ci sono giocatori che incidono di più all’interno delle loro franchigie.

E anche Danilo ne è consapevole: “Per avere chance di andare all’All Star Game giocare bene e avere ottime statistiche non basta: la tua squadra deve avere un record positivo”, le parole del Gallo. Che poi viene punto nell’orgolio: “Se ho in testa di segnare un giorno 60 punti? Ne ho messi 47 due anni fa, in fondo sono solo 13 in meno di quelli di Klay Thompson. Non sono tanto lontano…”.

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Nato a Milano e cresciuto a pane&pallone fin da bimbo, si è laureato in Lettere e Filosofia con una tesi sul "calcio spezzatino". Ha collaborato per anni in redazioni sportive online e cartacee, fino a sublimare la sua maniacale passione per il calcio e le scommesse unendosi alla banda di Bwin. In mezzo, un anno di migrazione in Sudamerica tra Argentina, Uruguay e Brasile: là dove nascono i veri talenti!

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