Dieci motivi per cui il Milan vivrà un altro anno senza Europa

Dieci motivi per cui il Milan vivrà un altro anno senza Europa

I rossoneri escono ridimensionati dalla sfida dello Stadium con la Juventus. Mihajlovic medita un cambio di modulo e sul mercato si pensa a un nuovo attaccante. Basterà per agganciare il treno europeo?

La sconfitta per 1-0 di Torino contro la Juventus ha fatto tre volte male: perché ha fatto registrare il quinto k.o. in 13 impegni, perché è costata il sorpasso in classifica in favore dei bianconeri e perché soprattutto ha frustrato per l’ennesima volta il tentativo di un salto di qualità di una squadra che ad agosto puntava decisa alla Champions e ora da settima fatica a tenere il ritmo delle prime cinque.

“Ci siamo difesi bene”, ha commentato Sinisa Mihajlovic nel post partita. Vero, ma non basta nel momento in cui vieni infilzato dal guizzo di un fuoriclasse capace di scombinare un piano partita modesto di una squadra modesta, che di guizzi invece non riesce proprio a trovarne.

Galliani ha lasciato lo stadio scuro in volto e ha preferito non rilasciare dichiarazioni. Delusione e amarezza comprensibili, ma anche poco condivisibili. La materia prima nelle mani dell’allenatore serbo è quella che è, e non regge il confronto con quattro delle sei squadre che stanno davanti ai rossoneri (Fiorentina e Sassuolo stanno effettivamente facendo bambini coi baffi).

Di scudetto (@51.00) non se ne parla. Una qualificazione alla prossima Champions (@10,00) sembra fuori discussione. E anche l’Europa League al momento è una prospettiva lontana, per almeno dieci ragioni.

Sguardo basso e tanti pensieri per la testa per Sinisa Mihajlovic
Sguardo basso e tanti pensieri per la testa per Sinisa Mihajlovic

1. La qualità della rosa
L’Italia qualifica cinque squadre in Europa. Scorrendo la classifica dall’alto in basso, Inter, Napoli e Roma hanno una rosa più profonda e dalla qualità media superiore al Milan. La Fiorentina è forse di poco inferioriore ma ha trovato subito una quadratura e un’identità chiara che in quel di Milanello per ora possono solo sognare. E la Juventus dopo il sorpasso al sesto posto punta decisa a rientrare fra le prime cinque. Tempi duri per i rossoneri.

2. La difesa
I milioni investiti per Romagnoli sono una mossa difficilmente contestabile, soprattutto in chiave futura. Al giovane difensore andrebbe però affiancato un compagno di reparto che possa “guidarlo” e aiutarlo nel passaggio in una grande squadra dalle grandi aspettative. Compagno che al momento latita.

3. Il centrocampo
Punto dolente del Milan da troppe stagioni a questa parte. Manca qualità, velocità, cambio di passo e straripanza fisica. Di tutti i reparti senza dubbio quello più debole, lontano anni luce da quello delle dirette concorrenti.

4. L’attacco
L’innesto di due top player di livello europeo come Bacca e Luiz Adriano doveva dare nuovo slancio al reparto offensivo, che però fatica a trovare la giusta quadratura. Il colombiano è il più continuo e incisivo, il brasiliano è finito in panchina dopo il cambio di modulo. Balotelli resta un grande punto interrogativo (sai che novità), e si parla già di un nuovo arrivo a gennaio. Ma continuare ad aggiungere carne al fuoco è davvero la mossa giusta?

5. Gli esperimenti 
Continui cambiamenti e ripensamenti di uomini e schemi tattici affliggono le domeniche rossonere. Nulla come stravolgere l’undici titolare e il modulo di riferimento dà il senso della confusione in seno ad una squadra. Di questo al Milan potrebbero scrivere un saggio lungo centinaia di pagine.

6. La concorrenza
Per sfortuna di Mihajlovic, anche chi fra le avversarie era partita a inizio stagione col freno a meno tirato ha trovato presto la chiave per viaggiare a ritmi più consoni. Il Napoli dopo due punti nelle prime tre gare ne ha raccolti 26 nelle successive 10 (8 vittorie, 2 pareggi) e non perde dall’esordio col Sassuolo. La Juventus si sta faticosamente tirando fuori dalle secche, mentre Sassuolo e Fiorentina (nonostante qualche inciampo) non accennano ad arrestare la propria marcia. Anche la Roma, nonostante le enormi difficoltà, resta fuori portata.

7. La confusione societaria
Il Milan delle ultime stagioni paga anche la tanta – troppa – confusione ai piani alti societari. Difficile che una squadra in crisi possa giovare di un clima perennemente elettrico costellato da una serie infinita di punti interrogativi sul futuro, primo fra tutti quello del passaggio di proprietà a un Mister Bee improvvisamente desaparecido.

8. La fiducia a singhiozzo
Ma Berlusconi e Galliani credono davvero in Mihajlovic? Dopo gli esperimenti falliti (per ragioni diverse) con Seedorf e Inzaghi, a Casa Milan si è deciso di ripartire da un “vero” allenatore. Eppure è bastato poco per rivedere i musi lunghi e tornare a parlare di fiducia agli sgoccioli. Non credere in un progetto a lungo termine col serbo non è per forza di cose un errore, ma parlare a novembre di ipotetici successori (con nomi non proprio di prima fascia come quello di Christian Brocchi) non aiuta di certo l’ambiente.

9. I singoli
Se la squadra non funziona nel suo insieme, è anche perché i singoli stanno rendendo tutti (o quasi) al di sotto delle aspettative. Donnarumma ha scalzato Diego Lopez, accolto l’anno scorso come uno dei tre-quattro portieri più forti al mondo. Romagnoli ha solo 22 anni ed è ancora giovane per caricarsi sulle spalle il peso di una difesa tutta da rifondare. Bertolacci paga il prezzo di acquisto del proprio cartellino e Montolivo ha dimostrato di non poter essere il leader di un centrocampo di una squadra da vertice (e forse nemmeno di una da terzo-quarto posto). Luiz Adriano si è eclissato, Honda non è da Serie A e Balotelli rischia di portare caos nell’unico reparto in cui a inizio anno le gerarchie sembravano chiare e definite. L’unica speranza è credere nel rilancio di Cerci e nell’esplosione definitiva di Niang, su cui Mihajlovic punta molto. Ma siamo nel campo delle ipotesi e degli azzardi in un momento in cui più di tutto servirebbero solide certezze.

10. La perdita di appeal
Inutile girarci troppo intorno. Il Grande Milan che fu è morto e sepolto. Il club non gode più né dell’attrattiva né delle finanze di un tempo. Una rifondazione dovrebbe partire contemporaneamente dal basso – scouting, ricerca di giovani talenti a costo zero, ecc. – e dall’alto, dando una nuova forma stabile all’organigramma societario. In caso contrario sarà dura tornare competitivi, tanto in Italia quanto in Europa.

Convinti? No?

Se nonostante tutto rimanete speranzosi che il Milan abbia ancora chance di qualificarsi per la prossima Champions vi invitiamo a puntare senza esitazioni le vostre fiches. Del resto con una quota di 10/1 il gioco vale ben la candela.

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