Milan, ecco perché non andrebbe sottovalutato l'effetto Mihajlovic

Milan, ecco perché non andrebbe sottovalutato l’effetto Mihajlovic

Il tecnico rossonero è già stato virtualmente esonerato da Berlusconi, con il quale l’amore non è mai veramente sbocciato. La quota di 51/1 per un piazzamento fra le prime tre sa di fallimento? No, più di così era difficile fare

Il Milan deve sempre puntare ai primi posti della classifica. È la Champions League il suo ambiente naturale. Una squadra come quella rossonera non può accontentarsi di un piazzamento fuori dal podio della Serie A.

Tutto bello, tutto vero. Ma fra il dire e il fare come al solito c’è di mezzo il mare. In questo caso un oceano, fatto di carenze tecniche, caratteriali e progettuali rispetto a quelle che sono le prime tre-quattro squadre della Serie A.

I proclami possono gettare fumo negli occhi, ma il campo raramente fa sconti. E infatti, per il terzo anno consecutivo, il Milan chiuderà il proprio campionato fuori dai primi tre posti. La quota di 51/1 assomiglia molto alla pietra tombale sotto la quale vengono sotterrate le residue speranze rossonere. Impensabile, al di là di sconvolgimenti epocali, recuperare 11 punti alla Roma (e 6 a Fiorentina e Inter) in sole 8 giornate.

Onde per cui molto probabilmente all’inizio della prossima stagione non vedremo più Sinisa Mihajlovic sulla panchina rossonera, esisto quasi scontato di un amore mai sbocciato con il presidente Berlusconi. Di certo non il più facile dei patron con cui avere a che fare in situazioni in cui la sua “creatura” non esprime la qualità di gioco desiderata.

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L’esperienza dell’allenatore serbo può essere fin qui derubricata in diversi modi. Difficilmente si può però parlare di fallimento. Mihajlovic non è stato perfetto, ma ha gettato solide basi per il Milan del presente e del futuro, a cui ha dato regole, ordine e gerarchie, nonché nuovi volti su cui costruire un futuro (Donnarumma, Romagnoli). Ha riscoperto Honda e Niang, “protetto” Bacca e reinventato Montolivo. Cosa ancora più importante, ha dietro di sé ha uno spogliatoio che lo segue e lo protegge con una lealtà e fiducia quasi cieca.

Classifica alla mano dopo 30 giornate, i rossoneri sono la quarta squadra col saldo punti più ampio rispetto alla scorsa stagione: +7. Fanno meglio solo Napoli (+17), Inter (+14) e Sassuolo (+10). Nel 2013/14 a questo punto del campionato il Milan era addirittura dodicesimo, con 39 punti e a -8 dall’Europa.

Europa a cui i rossoneri accederanno con ogni probabilità quest’anno, o vincendo la Coppa Italia in finale contro la Juventus, o arrivando almeno sesti in campionato.

Non è un risultato da sogno, ma è perlomeno realistico e in linea con la forza di una squadra che in questo momento non può minimamente competere con le rose di Juventus, Napoli, Roma e che non ci è rinforzata tanto quanto quella dell’Inter.

Difficilmente quest’anno si chiuderà la stagione dietro a Sampdoria, Genoa, Torino, Lazio e Parma. Visto l’andamento degli ultimi due anni è già un risultato di cui tenere conto.

La finale di coppa in programma il 21 maggio potrebbe essere il crocevia fondamentale per la stagione di Mihajlovic: nonostante gli attriti presidenziali sarebbe strano assistere alla cacciata del tecnico capace di regalare un nuovo trofeo alla storia milanista a 4 anni dall’ultima volta (Supercoppa Italiana 2011). In caso contrario, il destino di Sinisa sarebbe invece segnato.

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