La ricetta per sopravvivere: cosa devono fare le neopromosse per ottenere la salvezza?

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L’ottimo inizio della SPAL, tornata in Serie A dopo quasi 50 anni, ci ha spinto a scoprire esattamente cosa fa la differenza tra il successo ed il fallimento nei cinque maggiori campionati europei. Abbiamo analizzato il rendimento di tutte le neopromosse degli ultimi 10 anni per determinare la perfetta ricetta per la sopravvivenza.

Non è così difficile ottenere la salvezza

Innanzitutto, sfatiamo il mito dell’immediata retrocessione per le squadre neopromosse. Nei cinque maggiori campionati europei degli ultimi 10 anni, solo poco più di un terzo (36.1%) di essi sono tornati in seconda divisione, mentre solo un sesto ha concluso il suo primo anno in massima serie nella prima metà della classifica. Non c’è stata una sola stagione nelle 50 prese in esame in cui tutte e tre le neopromosse sono immediatamente retrocesse. In più della metà (60%), solo una squadra su tre lo ha fatto, e meno di un quarto (22%) due su tre non sono sopravvissute alla prima stagione. Come si può andare sul sicuro e restare con la testa sopra il livello dell’acqua quest’anno?

Iniziare subito a correre

La buona notizia per i tifosi della SPAL è che un ottimo inizio paga: nessuna neopromossa che nelle prime tre giornate ha ottenuto tra i sei e i nove punti è retrocessa. Nel caso del club di Ferrara, che rientra tra le squadre che hanno conquistato tra i tre e i sei punti, ci sono due possibilità su tre di sopravvivere. Percentuale non così ottimistica con chi ne ha ottenuti di meno. Siamo sul 50%.

Prendere tanti nuovi giocatori

Gli allenatori che, una volta raggiunta la promozione, hanno mantenuto la squadra intatta sono in minoranza. In Europa, le squadre che hanno aggiunto più titolari (intesi come giocatori che hanno partecipato dal primo minuto ad almeno metà delle partite del nuovo club), tendono a finire più in alto in classifica. La differenza tra uno e più acquisti può essere decisiva.

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Spendere più dei rivali

I nuovi arrivi dovrebbero essere di buona qualità, perché quando abbiamo paragonato le tre neopromosse e i soldi investiti, il quadro era ovvio: il club che ha speso di più delle tre sopravvissute in quasi tre quarti dei casi è finito più in alto.

Non avere paura di pensare in grande

Tre squadre neopromosse, nel momento in cui hanno speso più di 10 milioni per un singolo giocatore, non solo si sono salvate, ma sono finite addirittura in Champions League. Emblematico il caso della Juventus del 2007/08, arrivata al terzo posto dopo il ritorno in Serie A. Dei sei club inglesi ad averlo fatto, però, nessuno è finito nella prima metà della classifica, e tre sono addirittura retrocessi.

Il trucco, in Inghilterra, è cambiare la spina dorsale, vale a dire almeno un giocatore per reparto. Le uniche due neopromosse finite nella prima metà della classifica, il Birmingham nel 2009/10 e il West Ham nel 2012/13, hanno fatto almeno un acquisto in ogni parte del campo. Non devono per forza essere spese costose: i portieri erano in prestito o a parametro zero,e la spesa complessiva non era elevata. Ma c’è un chiaro vantaggio che proviene dall’intento di cambiare in ogni reparto.

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