Milan e Giampaolo, continuare insieme o esonero? Ecco pro e contro

Milan e Giampaolo, continuare insieme o esonero? Ecco pro e contro

Quattro sconfitte in sei partite sono tante, troppe quando sei un club dal blasone del Milan che cerca di risalire la china e rispettare i propri standard storici. Marco Giampaolo lo sa, lo ha sempre saputo: “Il tempo è il mio primo alleato ed il primo nemico” aveva detto durante la conferenza di presentazione. Il suo Milan ha cominciato con grande difficoltà questo campionato e c’è chi inizia a pensare che di tempo se ne sia impiegato già troppo. Ma esonerare Giampaolo adesso ha senso? Cerchiamo di scoprirlo insieme.

Il Milan e Giampaolo: che fare?

Perché esonerarlo

Il tecnico abruzzese ha avuto due mesi (luglio e agosto) per conoscere la squadra, preparare gli schemi e pensare al modulo migliore in base alle caratteristiche dei giocatori a disposizione. Il mercato non è stato il più entusiasmante della storia rossonera, ma ha visto la rosa rafforzarsi con gli innesti di Rafael Leao, Ante Rebic, Ismael Bennacer, Rade Krunic e Theo Hernandez. Tolto quest’ultimo (infortunio), gli altri nuovi acquisti hanno faticato (e alcuni tuttora faticano) a trovare continuità d’impiego.

Leao sembra gli si stia sbocciando tra le mani, ma è un fiore nel deserto di una pochezza creativa troppo brutta per essere vera. Il Milan non può più permettersi di fallire l’accesso alla Champions League e Marco Giampaolo non dà la minima garanzia non solo del raggiungimento di tale obiettivo, ma nemmeno della competitività necessaria per giocarsela. Le altre corrono: se Inter, Juventus e Napoli sono le probabili prime tre della classe, il quarto posto sarà una questione aperta che coinvolge Atalanta, Roma, Lazio e forse anche la Fiorentina. Tutte squadre parse molto più avanti dei rossoneri. Bisogna cambiare prima che sia troppo tardi, perché i punti di ritardo sono tanti ed ogni partita che passa aumentano. Non si può andare avanti così, c’è bisogno di invertire la rotta.

Perché tenerlo

Il Milan ha scelto un allenatore completamente differente da quelli avuti nel recente passato, che fa del possesso palla e del dominio della partita due principi fondamentali della propria concezione calcistica. Marco Giampaolo, infatti, non ha raccolto nessuna eredità da Rino Gattuso: si è scelto di fare tabula rasa e di iniziare un percorso preciso e definito. Abbandonato il gioco di rimessa, con il quale comunque Gattuso aveva sfiorato la Champions League la stagione scorsa, Giampaolo ha dovuto iniziare a lavorare non sul gioco, bensì sui principi di gioco. Un passo indietro concettualmente parlando, ma anni luce in quanto a realizzazione dei precetti dell’allenatore. Che avesse bisogno di tempo lo dice la sua storia: il suo calcio è sofisticato e molto complesso, ciò che richiede dai suoi uomini è molto difficile da attuare, ma al contempo molto efficace e gradevole, una volta assimilato. In sede di mercato aveva richiesto un trequartista che, per sua stessa ammissione, in squadra non c’era. Il trequartista non è arrivato, ha improvvisato Suso tra le linee senza però particolari soddisfazioni.

Suso, uno dei più deludenti finora nel Milan di Giampaolo (Getty Images)

L’Inter aveva assunto Gasperini con le stesse motivazioni che hanno spinto il Milan ad assumere Giampaolo: gioco piacevole e propositivo e lavoro metodico. La storia di Gian Piero Gasperini dopo l’Inter la conosciamo: la prima società che gli ha dato tempo e fiducia incondizionate, l’ha portata in Champions League attraverso la forza delle idee, dei giovani e dell’entusiasmo che provano i suoi giocatori nel giocare il suo calcio. Mandare via Giampaolo oggi sarebbe quanto di più simile all’Inter di gasperiniana memoria, che per tornare in Champions League ha dovuto vivere un purgatorio molto similare a quello in cui pare incastrato il Diavolo. Continuità tecnica e fiducia: il Milan ha bisogno di certezze e, nelle turbolenze di queste settimane, a gettare acqua sul fuoco sono state le parole di Paolo Maldini, uno che sa cosa vuol dire veder aprirsi un ciclo dorato dopo un avvio più che deludente.

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