Tom Markham: così la Brexit cambierà il calcio inglese (e la possibilità di vedere Messi in Premier League)


As chief editor of bwinbetting, Chris combines his knowledge of English and European football with his love of gambling. Having cut his teeth in local newspaper journalism, he worked as a writer and sub-editor at the Non League Paper and was then sports editor at inthenews.co.uk before moving to his current post.
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Il dottor Tom Markham è un esperto di finanza nel mondo del calcio, ha collaborato a una serie di progetti per federazioni nazionali, associazioni sportive e club, accompagnando questa attività a quella di relatore all’interno di incontri in università e conferenze a sportive. Qui ci spiegherà quale impatto avrà la Brexit sul calcio inglese a livello di stipendi, future campagne acquisti, indebolimento della sterlina, gestione dei club delle categorie minori e nuove strategie che squadre e società dovranno adottare per affrontare la questione sul medio e lungo termine.

Gli aumenti di stipendi richeisti dai giocatori post-Brexit e il modo migliore di comportarsi nel nuovo clima economico

Credo sia importante capire che – sopratutto se parliamo di giocatori del calibro di Mesut Ozil e Alexis Sanchez – in alcuni casi è possibile per i giocatori tirare un po’ di più la corda grazie alle loro prestazioni sopra la media e all’importanza che rivestono per le sorti del proprio club. Sicuramente in casi come questi vedremo l’intervento di esperti di economia e finanza, che abbiano una visione chiara di tutte quelle che possano le implicazioni dovute alla Brexit, ma in questo momento sono i giocatori quelli che tengono il coltello dalla parte del manico se parliamo di rinegoziare i contratti.

Praticamente parlando, i giocatori finiranno per costare di più, sia a livello di cartellino che di stipendi. La questione stipendi spesso passa sottotraccia nella considerazione dell’opinione pubblica o del tifoso medio: ci si ferma al prezzo del cartellino e si pensa che il movimento finisca lì. Ma è lo stipendio, sopratutto se parliamo di contratti di quattro o cinque anni, che ha il peso maggiore e che può arrivare a pareggiare anche il prezzo sborsato per il cartellino. Quindi è sicuramente una variante da tenere sempre bene in considerazione.

Gli effetti che la Brexit potrebbe avere sulle potenzialità della Premier League di attrarre i giocatori migliori dagli altri campionati

Sicuramente la Brexit provocherà un grandissimo impatto in questo senso. L’economia guida il mondo dello sport moderno e abbiamo già visto in parecchie occasioni come i giocatori seguano i soldi. Quindi, certo, il calcio inglese sarà toccato dalle conseguenze della Brexit.

Sappiamo che al momento i club europei devono fare i conti con due tipologie di spesa differenti se si tratta di trasferimenti: uno per la Premier League, che è più alto di quella che è la valutazione reale, uno per gli altri campionati, che segue la valutazione reale.

In questo momento siamo al primo anno di un accordo triennale per i diritti tv del calcio inglese, e se si guarda ai maggiori campionati europei vediamo come i ricavi siano cresciuti del 54% quest’anno, mentre gli accordi per i diritti tv rimangono più o meno sulle stesse cifre. La conseguenza di tutto ciò è che le cifre per le campagne acquisti continueranno a salire, il che permetterà alla Premier League si avere ancora più potere nell’attirare i nomi più grandi.

In questo momento, una squadra come il Manchester City (quota per la vittoria della Premier League di 2,40) potrebbe tranquillamente spendere la cifra necessaria per acquistare Lionel Messi, Luis Suarez, Neymar e Cristiano Ronaldo. Ma se pensiamo a quello che succederà d’ora in poi, l’entrata in vigore delle misure della Brexit diminuirà di molto questa capacità.

L’effetto delle tasse sui contratti dei giocatori

Per quello che riguarda la componente delle tasse, i giocatori che giocano nel Regno Unito rientrano nella fascia tributaria più alta, pagando il 45% di tasse su quello che guadagnano. Una cifra molto simile a quella di Germania e Spagna (47,5% e 45%).

Certo, se si pensa che in Turchia la percentuale per i calciatori è del solo 15%, è facile capire il motivo per cui Lukas Podolski sia andato al Galatasaray e Robin Van Persie al Fenerbahce, come prima di loro avevano fatto anche Didier Drogba e Wesley Sneijder. È un chiaro segnale di come i giocatori vadano a cercare situazioni “agevolate” dal punto di vista dei contributi.

L’introduzione di un sistema di tasse più basso in Turchia è cominciato tra stagioni fa, ed è in diretta relazione con i trasferimenti di grandi nomi nella Super Lig. Abbiamo già visto una situazione simile in Spagna nel 2005, quando David Beckham andò al Real Madrid dopo una diminuzione delle tasse che facilitò il suo trasferimento.

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Gli effetti della Brexit sui club delle leghe minori

Per i club delle leghe minori, la Brexit potrebbe rappresentare un ostacolo molto duro da superare. A differenza dei club di Premier non basano i propri ricavi sui diritti tv, e la maggior parte delle entrate sui cui possono contare dipende dalla loro capacità di fare plusvalenze vendendo e valorizzando i giocatori in rosa, in unione alla vendita dei biglietti.

Se dovessimo andare incontro a un periodo di recessione e ci fosse di conseguenza una diminuzione forte delle presenze dei tifosi negli stadi di questi club, l’impatto potrebbe essere devastante per queste società.

Una considerazione aggiuntiva riguarda il vasto numero di talenti stranieri nei migliori vivai inglesi (Chelsea, Arsenal, Manchester United e Manchester City).

Le società più ricche stando investendo molto nei loro settori giovanili, un’attività privilegiata rispetto allo scouting di giovani prospetti nei club delle leghe minori. 

Ci saranno più giocatori inglesi che saliranno alla ribalta con questo sistema e che passeranno direttamente a rinforzare le rose dei top club di Premier League.

“La Premier League può essere una grandissima risorsa per il governo britannico”

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C’è molta incertezza attorno a questi temi.

Ho sentito che Steve Bruce venne contattato dall’Irlanda prima del Mondiale del 1994, ma dovette declinare la convocazione perché altrimenti sarebbe stato considerato da lì in poi un giocatore straniero e avrebbe fatto sforare allo United di Alex Ferguson la quota stranieri in rosa. La questione si farà più contorta, ma potrebbe anche presentare degli effetti positivi.

Al congresso del partito conservatore Philip Hammond ha sottolineato come la Brexit avrebbe svolto un ruolo positivo nell’attrarre i maggiori nel Regno Unito e nel controllare l’afflusso di talenti. Se si pensa ad esempio al modello norvegese e alla sua capacità di gestione dell’afflusso di prospetti africani, si ha una buona idea di come possa funzionare in questo senso un modello virtuoso.

Dipenderà tutto da quale politica il governo vorrà seguire a riguardo: ci sono i margini per far assicurarsi che solo i migliori talenti possano arrivare.

La Premier League può essere una grandissima risorsa per il governo britannico. In Brasile ad esempio in questo momento ci sono tantissimi giocatori che bypassano l’Europa per andare a giocare in Cina. Con la Brexit il Regno Unito può inserirsi con forza in questa rotta e diventare un approdo gradito diverso dal palcoscenico del Vecchio Continente.

Le scappatoie per aggirare l’indebolimento della sterlina

Il bello del calcio è che non si tratta di un industria monolitica: ogni club ha regole e strutture differenti, con differenti opportunità e possibilità diverse di aggirare determinati regolamenti.

Se si guarda al modello di Gino Pozzo con Udinese, Granada e Watford – due società nella zona UE, una in Gran Bretagna – si capisce bene come sia possibile gestire in maniera diversa i passaggi di cartellino attraverso i tre club.

Prendiamo il trasferimento in prestito di Radamel Falcao al Manchester United. Il Monaco è in rotta di collisione con le autorità francesi, perché non paga le tasse sui propri giocatori e lo United è stato costretto a coprire per intero lo stipendio al giocatore. Succede lo stesso a Gibilterra coi Lincoln Red Imps. Non pagano le tasse sui giocatori, e così le scappatoie sono maggiori per club che possono permettersi di firmare giocatori per poi girarli in prestito senza dover pagare nessuna tassa legata in alcun modo al giocatore trasferito.

Effettuare i pagamenti con una diversa valuta potrebbe rappresentare un’altra scappatoia per aggirare la perdita di valore della sterlina.

In questo senso abbiamo l’esempio di un club turco di Champions League, che ha pagato un attaccante ivoriano e un centrocampista olandese in due diverse valute (dollari ed euro). È un metodo molto rischioso, perché c’è una potenziale oscillazione del 40% del valore di mercato.

L’indebolimento dell’Inghilterra e della Football Association a causa della Brexit

Non credo che la Football Association debba per forza vedere ridimensionata la sua posizione. Tutte le operazioni che riguardano la UEFA vengono fatte in euro, mentre la FIFA usa il dollaro. Quindi alla fine dei conti è meglio lavorare con queste valute, sulle quali la sterlina ha ancora una posizione di forza.

Buona gestione economica, buone performance sul campo

Non esiste ancora uno studio globale su ampia scala che lo dimostri, ma realisticamente le due cose procedono a braccetto.

È fantastico assistere a miracoli sportivi come quello del Leicester, ma solitamente sono le squadre dalle maggiori risorse economiche a raggiungere i risultati migliori. Se si pensa al tennis o alla Formula 1, servono grandi basi economiche per sviluppare il proprio talento e le proprie risorse. Idem dicasi per le Olimpiadi: le superpotenze mondiali sono quelle con le risorse economiche maggiori.

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Il potere d’acquisto attuale della Premier League le permetterà di continuare a crescere sul breve termine, ma le conseguenze di medio e lungo periodo della Brexit – insieme alle possibili ripercussioni economico-finanziarie – potranno ripercuotersi sul potere acquisto e di conseguenza sulle performance sul campo.

Questo è un chiaro esempio di come dalla componente economica dipenda anche quella giocata. Ma c’è anche il lato opposto della medaglia. C’è un articolo molto interessante sul Journal of Finance che analizza gli effetti dei risultati sportivi sul mercato. Di base, vengono presi in esame gli sport principali di ciascuna nazione – l’hockey per il Canada, il calcio per la Gran Bretagna – e si va a vedere quanto un risultato sportivo negativo influenzi il mercato.

Sarebbe interessante ad esempio vedere l’andamento del mercato immediatamente dopo l’eliminazione della nazionale inglese dagli ultimi Europei.

“Le società faranno sempre più fatica a sostenere i costi del monte salari e, con una traiettoria di crescita simile, è difficile pensare come in questo modo la Premier League possa continuare ad essere il miglior campionato al mondo.”

Un tetto per i salari

Sì, in linea di massima con le regolamentazioni introdotte dall’UEFA i club di Premier League devono chiudere coi bilanci perlomeno in parità, senza spendere più di quello che incamerino. Bisognerà vedere cosa succederà quando i migliori talenti che ci sono nel campionato inglese cominceranno a chiedere un aumento di stipendio dopo che saranno entrate in vigore tutte le varianti dovute alla Brexit. A quel punto sarà difficile riuscire a soddisfarli e, di conseguenza, a trattenerli.

Le società faranno sempre più fatica a sostenere i costi del monte salari e, con una traiettoria di crescita simile, è difficile pensare come in questo modo la Premier League possa continuare ad essere il miglior campionato al mondo.

Risorse diverse per generare entrate e contrastare l’effetto Brexit

Questo è un discorso molto interessante, perché se pensiamo ad esempio alla Bundesliga ogni club ha uno stadio sponsorizzato dall’industria più grande di quella determinata regione. Ci sono grandi propositi di seguire la stessa strada anche in Inghilterra, soprattutto quando si costruiscono da zero nuovi impianti come nel caso del Tottenham.

Un’altra potenziale risorsa per aumentare le entrate ed è quella di garantire ai tifosi esperienze virtuali di partecipazione alla partita dal vivo nel momento in cui per loro dovesse essere impossibile recarsi fisicamente allo stadio. Negli Stati Uniti e in Cina questa strada viene battuta in maniera sempre più importante, e investire sulla componente virtuale di partecipazione alla partita potrebbe essere un modo all’avanguardia di trovare nuove risorse.

Un punto di partenza fondamentale: trovare la miglior sinergia possibile con le federazioni americana e cinese.

Traduzione di Niccolò Franchini

Tags: Brexit Premier League
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