Luca Marelli: ecco i luoghi comuni più diffusi sugli arbitri e i veri nemici del VAR

Luca Marelli: ecco i luoghi comuni più diffusi sugli arbitri e i veri nemici del VAR

Lo avevamo intervistato già lo scorso anno, nel mezzo della prima stagione del VAR. Anche stavolta Luca Marelli, ex arbitro di Serie A e opinionista sempre più autorevole su tutto ciò che ruota intorno al mondo arbitrale, ci sarà di grande aiuto.

Insieme a lui parleremo di alcuni luoghi comuni largamente quanto erroneamente diffusi tra l’opinione pubblica, ma anche di curiosità su VAR e molto altro.

Ciao Luca e bentornato su Bwin. In qualsiasi gioco ci si cimenti, la base è quella di conoscere le regole. Ci sono però dei contesti in cui credenze errate e luoghi comuni sono largamente diffusi e la disinformazione contribuisce ad alimentarne la sopravvivenza. E’ corretto dire che il calcio è uno dei peggiori, in questo senso?

Diciamo che, trattandosi dello sport più conosciuto e più praticato al mondo, il calcio è sicuramente quello che più si presta ad essere interpretato in maniera soggettiva. E per soggettiva non intendo un concetto positivo: pensare che, nel 2018, ancora si ascoltino concetti (inesistenti) come “ultimo uomo”, “ammonizione per fallo tattico”, “disponibilità del pallone” o “fallo di mano involontario” rende l’idea della criticità dell’informazione sul regolamento. E la criticità dell’informazione, anche in ambito calcistico, significa inesistenza di conoscenza delle basi regolamentari, ciò che porta ad un confusione per certi versi irreale su fattispecie semplici.
Prima o poi ci si stancherà di ascoltare sempre le solite sciocchezze basate su regolamenti di fatto inventati. O, perlomeno, spero che arrivi il momento in cui le persone comincino a chiedere per comprendere ciò che non conoscono. Nell’era dei social è complesso, me ne rendo conto…

Allora proviamo ad ottemperare a un dovere civico e diamo il nostro contributo a smontarne qualcuno sul mondo arbitrale e sul regolamento. Partiamo da un dei più diffusi: il fallo di mano in area di rigore. Quanto conta la volontarietà?

La volontarietà è fondamentale. La valutazione di tutti i falli prescinde completamente dalla volontarietà degli stessi. Il fallo di mano è l’eccezione: per poter essere punito, il fallo deve essere volontario. Nel caso in cui l’elemento della volontarietà non sia riscontrata o riscontrabile, allora saremmo di fronte ad un semplice tocco di mano/braccio non punibile.

Un fallo di mani di Daniele De Rossi in area di rigore, in un vecchio Milan-Roma (Getty Images)

Uno dei tuoi cavalli di battaglia è il tristemente famoso “danno procurato”. Ci spiegheresti in tre righe perché è una sesquipedale idiozia?

Perché il danno procurato non presuppone per forza un’azione illegittima. Facciamo un esempio. Se mi metto in auto con cellulare all’ orecchio e senza allacciare le cinture di sicurezza, sto commettendo un’infrazione. Se un vigile mi dovesse fermare, punirebbe le mie infrazioni togliendomi qualche punto della patente ed elevandomi contravvenzione. Ecco, in questo caso il guidatore sciocco verrebbe punito per le sue azioni, subendo un danno procurato dal vigile che, però, ha agito nel pieno rispetto delle regole.

Per rimanere in ambito calcistico: se un difensore toglie il possesso (non la disponibilità: il possesso…) del pallone ad un avversario che si sta presentando davanti al portiere, gli procura un danno, perché gli impedisce di andare al tiro in porta.
Insomma, il danno procurato è una scorciatoia facile per evitare di comprendere concetti leggermente più complicati come fallo negligente od imprudente, come pure fattispecie come DOGSO o SPA.

“A fine anno gli errori a favore o contro si compensano”. Esiste quindi un registro degli strafalcioni arbitrali e una contabilità dedicata?

Può darsi che esista ma, sinceramente, è un argomento che mi eccita come conoscere la trama della prossima puntata del Grande Fratello Vip: siamo nell’ordine dello zerovirgolaniente. Gli errori capitano, a volte in favore di una società, a volte contro quella stessa società. Non so e non mi interessa se, a fine stagione, gli errori si compensino: alla fine sono errori commessi sui quali non si può più intervenire.
Lo sport è questo: anche un errore può essere decisivo. E’ capitato in passato, capiterà in futuro, l’importante è cominciare a comprendere che, anche con la tecnologia, gli arbitri possono incappare in sviste. L’arbitro è un uomo, un uomo è per definizione fallibile. Il VAR è una macchina potenzialmente infallibile ma, senza un uomo che la adoperi, rimarebbe una macchina inutile. Una macchina potenzialmente perfetta utilizzata da essere umani fallibili non può che generare una diminuzione degli errori. Tale diminuzione rimarrà sempre e comunque tendenziale a zero, ma a zero non arriverà mai.

L’arbitro Paolo Silvio Mazzoleni al VAR, durante il recente Milan-Juventus (Getty Images)

Scherzi a parte, quando un arbitro si rende conto di aver preso una decisione errata e la partita è ormai andata avanti, cosa fa? Cerca di dimenticare in fretta o cerca davvero di “bilanciare” in qualche modo?

Un arbitro difficilmente si rende conto di aver commesso un errore (altrimenti avrebbe deciso in maniera differente nell’immediato). Può, a contrario, passare qualche minuto col dubbio su una decisione assunta precedentemente e non nascondo che capita di essere meno lucidi per un po’ perché la testa torna all’episodio.
La compensazione non dovrebbe mai verificarsi ma, nella realtà, può capitare. Non si pensi che ciò capiti a distanza di una settimana ma può capitare nella medesima gara. Ovviamente non in area di rigore, ci mancherebbe, ma a centrocampo può passare per la testa il concetto “bah, questo è un contatto 50 e 50, glielo fischi così si tranquillizza”.

Nell’era in cui si diffondono bufale sugli sponsor dell’Aia o su presunti conflitti di interesse per i cugini di terzo grado di un arbitro, non è un po’ anacronistico che i fischietti non possano aprire bocca?

E’ un po’ anacronistico, ne convengo, ma ci sono due ordini di problemi da superare. Il primo riguarda il Giudice Sportivo: dato che l’unico documento su cui possa basare il proprio giudizio è il referto dell’arbitro, appare evidente che non si possa nemmeno immaginare un arbitro che discuta di quanto accaduto in campo prima coi giornalisti e poi col Giudice Sportivo.
Il secondo ordine di problema (e non mi interessa minimamente la diplomazia) è che non esiste una cultura del dialogo nel calcio, ma esiste sicuramente la cultura del sospetto.

Luca Marelli in un Fiorentina-Reggina del 22 ottobre 2006

Oltre a ciò, nelle sala stampa di tutta Italia sono ormai migliaia i tifosi/giornalisti (la definizione di giornalisti/tifosi pare simile ma non lo è…), i quali non cercano la verità ma solo la fidelizzazione della propria tifoseria (personale e societaria). Facile, perciò, immaginare conferenze stampa che si trasformerebbero nel tiro al piccione.
Da parte mia credo che sia necessario, prima o poi, cominciare a far parlare gli arbitri in prima persona con la stampa ma con gradualità (ed escludendo fin da subito l’ipotesi di essere presenti in sala stampa): interviste mirate, domande precise tecniche sugli episodi, spiegazioni col regolamento alla mano.

Che è poi quel che cerco di fare col mio blog: non convincere le persone ma fornire alle stesse tutti gli elementi regolamentari utili per assumere una decisione. Certo, ci sono dei limiti: possiamo discutere (ad esempio) del cartellino da mostrare a Benatia nel recente Milan-Juventus ma se cominciamo a discutere sul rigore in sé taglio corto. Non esiste mettere in dubbio con ricostruzioni al limite del delirio un episodio così platealmente volontario (e punibile, di conseguenza).

Tronchi corporei, coni, luce… Ma non è che cambiare la regola del fuorigioco ogni paio d’anni, e con diciture da anatomopatologo, contribuisce a mantenere la confusione?

In realtà la questione del tronco corporeo è ormai del tutto superata: con il VAR tridimensionale la questione può dirsi del tutto e definitivamente archiviata. Certo, c’è sempre il complottaro pronto a sostenere che la macchina sia imprecisa ma non stupiamoci: c’è gente convinta che i vaccini provochino l’autismo. Con l’innovazione tridimensionale ormai non esiste fuorigioco dubbio: che si tratti di due metri o di un millimetro, il fuorigioco prescinde totalmente dalla questione “chiaro ed evidente errore”: una posizione è regolare od irregolare.

Per quanto riguarda il fuorigioco in sé, lo stesso non è cambiato da circa 10 anni. Togliamoci anche questi dubbi: il cono di influenza non esiste più da anni, la luce tra giocatori è un concetto associato al fuorigioco abolito 20 anni fa circa per due motivi:

– era totalmente inconferente con la materia del fuorigioco e con la definizione dello stesso, vigente da oltre 100 anni;

– semplicemente spostava in avanti il problema: quando considerare presente della luce tra giocatori? Dev’esserci luce tra ogni parte del corpo dei calciatori o basta (per esempio) la luce tra il petto dell’uno e la schiena dell’altro?
Lasciamo perdere! Come dico spesso, “il regolamento del calcio è facilissimo ma, nello stesso tempo, maledettamente complesso”.

Ancora Mazzoleni nell’ultimo Milan-Juventus (Getty Images)

Chi sono i peggiori nemici del VAR?

Può sembrare paradossale ma il vero nemico del VAR è l’IFAB, cioè l’ente che sovrintende le regole del gioco.  Averlo limitato fino ai limiti visti quest’anno è paradossale. Sì, l’IFAB lo ha volutamente limitato. Trasformare la dizione “chiaro errore” in “chiaro ed evidente errore” non è marginale ma una precisa determinazione del board. In Inghilterra si mangia malissimo ma la grammatica la conoscono: aggiungere un aggettivo rafforzando in senso restrittivo un concetto significa aver volutamente ristretto l’ambito di applicazione della tecnologia.
Gli inglesi son così: conservatori fino all’eccesso. Peraltro, nel momento in cui decidono di cambiare, combinano casini inenarrabili: basta vedere quel che sta accadendo con Brexit…

Battute a parte, anche la Premier League ha deciso di uscire dal medioevo a partire dalla prossima stagione: probabile che questa scelta influirà anche sull’utilizzo della tecnologia, facendola tornare (perlomeno) a quella vista durante la scorsa stagione.

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