Intervista esclusiva a Luther Blissett: l’amore per il Watford, l'esperienza al Milan e un sogno per Euro 2016

Intervista esclusiva a Luther Blissett: l’amore per il Watford, l’esperienza al Milan e un sogno per Euro 2016

Cominciamo dal tuo passato in Italia. A metà anni Ottanta hai vissuto una breve esperienza al Milan, che ti ha permesso di giocare a fianco di un campione come Franco Baresi. Pensi che più giocatori inglesi dovrebbero provare a testare se stessi all’estero, confrontandosi con un nuovo tipo di calcio e magari riportando in patria idee e concetti fin qui non ancora esplorati?

Sicuramente sarebbe un’ottima prassi, ed è stato peraltro lo stesso motivo che a suo tempo mi aveva spinto a partire per questa avventura. Un sacco di persone mi hanno chiesto perché scelsi di andare al Milan, ma quando un club come quello rossonero ti chiama – in un momento in cui il Watford veniva da un secondo posto e io ero stato il miglior bomber di tutta Europa – pensi solo a quale grande sfida e opportunità possa rappresentare un’esperienza in Italia.

In Serie A ho imparato cosa volesse dire marcare a uomo, e questo non ha fatto altro che accrescere il mio bagaglio tecnico di calciatore. Mi ha reso un giocatore migliore e mi ha mostrato come fosse il calcio fuori dall’Inghilterra. Penso che tutti i giocatori inglesi che abbiano voglia di testarsi all’estero dovrebbero farlo senza remore. Non bisogna mai sottostimare quello che si potrebbe ricevere da una nuova esperienza.

È mancato poco che al Milan diventassi parte di una delle squadre più forti di ogni epoca con Van Basten, Gullit e Rijkaard, tutti arrivati però a Milano quando eri già tornato in patria. Hai mai provato il rimpianto di non essere rimasto in Italia per qualche stagione in più?

Se c’è un rimpianto – anche se forse non è nemmeno giusto chiamarlo così – riguarda più che altro la tempistica della mia esperienza in Serie A. Se fossi arrivato due o tre stagioni dopo mi sarei confrontato con un’attitudine al gioco che stava già cambiando. Con l’ascesa di Arrigo Sacchi cambiò completamente il modo di approcciarsi al gioco in Serie A, esplorando strade impensabili fino a poco prima.

Durante la mia esperienza al Milan il gioco italiano ruotava ancora tutto attorno ai concetti di catenaccio e possesso palla. Sacchi rivoluzionò tutto questo, come a suo tempo era accaduto col calcio totale olandese. I meccanismi della difesa, il passaggio al 4-4-2, la tattica del fuorigioco, attaccanti costantemente proiettati all’attacco con il supporto di percussori da centrocampo… Erano tutti concetti nuovi.

La mentalità vincente cambiò profondamente, ed è anche quella che troviamo oggi: nel calcio l’attacco è la miglior forma di difesa. Basta guardare come giocano Barcellona, Real Madrid e Bayern Monaco, squadre che competitive su tutti i fronti e che attaccano sempre in verticale e che sanno farti davvero male.

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Parliamo adesso del tuo primo amore. Il Watford è stata una delle maggiori sorprese di questa Premier League: da cosa pensi dipenda questo exploit?

Un sacco di persone si sono sorprese per il rendimento del Watford, ma penso che la cosa più incredibile sia stata come il club sia riuscito a partire subito così bene nonostante l’aggiunta di tanti nuovi giocatori che avrebbero potuto rendere difficile almeno in un primo momento l’amalgama della rosa. Solitamente in questi casi uno si aspetta una partenza in salita, ma la squadra è partita subito alla grande mantenendo un livello alto, per la gioia del proprio allenatore e guadagnandosi molto credito.

Ci sono molte aspettative rispetto a quello che il Watford riuscirà a fare nella seconda metà di stagione e se riuscirà a mantenere questo trend soprattutto fuori casa, come fatto finora.

Il club comincia ad avere ambizioni che vanno oltre una salvezza tranquilla (il Watford è al momento dodicesimo a -8 dal quinto posto del Manchester United, ndr). Cosa ne pensi di Troy Deeney?

Deeney è stato fin qui un vero leader per questa squadra. Il Watford, come il Leicester, sta giocando in una maniera diversa da tante squadre del campionato inglese, eppure entrambe stanno raccogliendo ottimi risultati. Troy in particolar modo fa un grande lavoro di movimento e sacrificio e svolge perfettamente il ruolo di collegamento con il reparto di centrocampo, mentre Ighalo può concentrarsi maggiormente sulla finalizzazione (fin qui 13 gol per lui e terzo posto nella classifica marcatori dietro a Lukaku e Vardy, ndr).

Alcuni sono delusi dal fatto che Troy non segni tanto quanto il compagno di reparto, ma devono anche capire come sia difficile andare in rete in un campionato di alto livello come la Premier League, soprattutto se ti viene costantemente richiesto di creare spazi e giocare in funzione delle necessità di un altro compagno. Solitamente quando un attaccante segna poco gli si chiede di essere più egoista, ma Deeney sta giocando una grandissima stagione da altruista. In più ha cementato un’ottima chimica con Ighalo, il che permette al Watford di occupare l’attuale posizione di classifica, pur essendo una neopromossa.

Credi che se Deeney continuasse a giocare su questi livelli meriterebbe una convocazione con l’Inghilterra?

Credo dipenderà molto anche da quanti gol segnerà perché, nonostante il suo grande contributo in questa stagione, quello che richiama l’attenzione dei c.t. e porta a una convocazione in nazionale è spesso la quantità di gol messi a segno.

Se Deeney (al momento a quota 6, ndr) avrà segnato gli stessi gol che ha adesso Ighalo sono sicuro che la chiamata arriverà. Mi farebbe piacere vederlo confrontarsi sul palcoscenico internazionale. Anche perché quando segni tanti gol, forzi la mano di un tecnico a venirti a cercare.

L’altra neopromossa Bournemouth (della quale Blissett vestì la maglia dal 1988 al 1991), sta facendo un po’ più fatica del Watford. Come mai secondo te? Solo questione di sfortuna?

Penso che il Bournemouth riuscirà a salvarsi, anche se fin qui sono stati piuttosto sfortunati. L’anno scorso hanno avuto qualche grattacapo a causa degli infortuni e in questa stagione hanno fermi due dei giocatori acquistati in estate (Mings e Gradel, ndr), più Callum Wilson.

Il club ha però messo le mani sul cartellino di Benik Afobe: pensi sia il giocatore giusto per rimanere lontani dalla zona retrocessione?

È stato un grande bomber in Championship, ma come sempre in questi casi non sai mai quale sarà l’impatto con la massima divisione, se ci sarà da pagarne lo scotto o se si sarà in grado di adeguarsi al meglio all’innalzamento del livello.

Il Bournemouth gioca un calcio molto aggressivo, grazie a un pressing alto. Non vedo ragioni per cui non dovrebbe adattarsi bene. Quando perdi tanti giocatori e incappi in una serie di risultati negativi può essere destabilizzante, ma Eddie Howe sta riuscendo molto bene a tenere alto il morale della squadra e a non farla uscire di carreggiata.

Luther Blisset, the Rocket Man

Parliamo di Euro 2016: quando lontano potrà andare l’Inghilterra quest’estate?

Un sacco di tifosi pensano la stessa cosa: l’Inghilterra arriverà in Francia fra le favorite e come al solito deluderà. Quello che bisogna capire è che non abbiamo più una rosa del calibro di quelle di Spagna, Francia o Germania.

Quelle nazionali hanno giocatori che militano nelle squadre più forti al mondo e nei campionati di maggior prestigio. Per noi questo discorso vale per un numero limitato di giocatori, tutti all’interno della Premier. Realisticamente parlando, non siamo una delle squadre favorite, ma c’è anche un lato positivo da non sottovalutare: veniamo da un grandissimo girone di qualificazione e abbiamo visto diversi giocatori maturare e sbocciare definitivamente.

Se riusciremo a superare il girone eliminatorio, poi potrà succedere di tutto (la quota dell’Inghilterra vincitrice del torneo è di 13/1, ndr). Se la squadra crescerà in convinzione e mentalità, convincendosi di poter raggiungere le semifinali o la finale, allora quello diventerebbe un obiettivo assolutamente alla nostra portata.

Tornando a quanto dicevi sulla Premier League, pensi che l’Inghilterra fatichi sempre così tanto nei grandi tornei a causa dell’afflusso sempre più massiccio di giocatori stranieri nel nostro campionato?

Da questo punto di vista, per quanto mi riguarda, penso che non si possa nemmeno cominciare a discuterne: è assolutamente così. In tanti restano convinti del fatto che il livello medio della Premier League sia molto alto, ma quando scorri le rose di squadre come il Chelsea ti rendi di quanti siano gli inglesi sotto contratto (5 su 27, ndr) e quanti poi partano effettivamente nell’undici titolare. È impossibile creare le fondamenta per una buona nazionale senza giocatori che vedano il campo con regolarità in squadre di alto livello.

La differenza fra i nostri giovani talenti e quelli che vengono da fuori è che i primi, se non trovano spazio, vanno a cercarlo in categorie inferiori. I secondi cercano fortuna all’estero, però sempre nei campionati di massima divisione. La priorità dovrebbe essere invece sempre quella di confrontarsi col maggior livello possibile.

A proposito di convocazioni: come tendenza, sarebbe meglio secondo te convocare giovani rampanti come Dale Alli e Harry Kane, o continuare a puntare su giocatori più esperti come Wayne Rooney?

Penso che l’ideale sia creare il giusto equilibrio fra veterani come Rooney e giovani talenti come Kane, strada peraltro seguita con successo durante il girone eliminatorio. Così si contribuisce a creare nuovo entusiasmo senza snaturare le radici della squadra.

Penso che al momento possiamo contare su un buon mix di giocatori, abbiamo un gruppo giovane da cui poter partire e tanti altri emergenti che potranno dire la loro da qui alla fine della stagione.

Parlando dell’Europeo in generale, quali squadre ti ispirano di più e quali giocatori pensi faranno meglio?

Davanti a tutte vedono le solite note Germania, Francia, Italia, Spagna e Belgio. Il Belgio in particolare ha una squadra che, trovata la giusta quadratura, potrebbe essere la vera schiacciasassi di questo torneo. Mi piacerebbe vedere il Belgio compiere quell’ultimo passo e trasformare in realtà concrete tutte le proprie potenzialità.

La Spagna d’altro canto domina dal 2008 la competizione e ha tutte le carte in regolare per confermarsi al top. Ma non possiamo nemmeno mettere da parte la Germania, che ha la storia e il blasone per essere considerata come sempre fra le favorite.

L’Inghilterra invece deve ancora crescere. Molto dipenderà dalla capacità di Kane replicare in nazionale le favolose prestazioni in maglia Tottenham. Se hai un grande bomber là davanti e allo stesso tempo sai tenere ben strette le maglie della difesa è sottinteso il fatto che tu possa avere delle chance di vittoria.

La vincitrice uscirà da questa rosa di squadre: Belgio, Germania, Francia e Spagna, con l’Inghilterra a giocare il ruolo dell’outsider insieme all’Italia. Da un inizio di torneo convincente dipenderanno poi molte cose, come ha già dimostrato la Grecia nel 2004.

Un pronostico secco: quale squadra sarà la grande sorpresa di questo Europeo?

Penso che l’Inghilterra possa candidarsi al ruolo di grande sorpresa. Ho sentito tante critiche rispetto al fatto che il girone di qualificazione non abbia rappresentato un test credibile e che la squadra non sia all’altezza delle altre, ma più che vincere contro tutte non saprei cosa avremmo dovuto fare per dimostrare il nostro valore.

Mi aspetto un torneo come quello di Euro ’96, con vittorie in partite esaltanti. Scommetto che l’Inghilterra sorprenderà i tanti critici e arriverà in semifinale, magari addirittura in finale. E se riusciranno ad andare così avanti, allora tutto sarà possibile.

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