Serie A, i 5 giocatori più deludenti fino a oggi

Serie A, i 5 giocatori più deludenti fino a oggi

La Serie A si prepara a scendere in campo per la 14esima giornata di campionato, e con circa un terzo di torneo ormai alle spalle forse è presto per emettere giudizi definitivi ma certo è possibile stilare un bilancio parziale su quelli che sono stati i calciatori fin qui più deludenti. Abbiamo valutato il rendimento sul campo delle stelle del nostro massimo campionato, paragonandolo alle aspettative estive, e abbiamo stilato una nostra classifica.

Come gran parte dei giudizi che hanno a che vedere con il calcio si tratta di una lista assolutamente personale e che potrà trovarvi più o meno d’accordo. Ne siamo consapevoli, ma alla fine si tratta semplicemente di un modo per discuterne tutti insieme.

Serie A, i 5 giocatori che hanno deluso di più fino a questo momento

5. Kalidou Koulibaly

Kalidou Koulibaly (Getty Images)

Partiamo subito con una premessa tanto doverosa quanto apparentemente inutile: nessuno mette in dubbio lo spessore tecnico di Kalidou Koulibaly, ormai da tempo uno dei migliori difensori della Serie A e d’Europa e oggetto del desiderio dei più grandi top club continentali. Il rendimento altalenante del gigante senegalese non è certo il solo problema incontrato dal Napoli in questo travagliato inizio di stagione, ma certo è che ci aspettavamo molto di più dalla coppia difensiva che sarebbe andato a formare con Manolas e che sulla carta per molti era la più forte di tutto il campionato.

La stanchezza derivante dall’impegno estivo in Coppa d’Africa – dove è arrivato fino alla finale con il suo Senegal – e lo scarso filtro garantito dalla coppia di mediani nel 4-4-2/4-2-4 disegnato da Ancelotti hanno però esposto KK a diverse figuracce, rese ancora più evidenti da un’intesa con il compagno di reparto che ha stentato a decollare soprattutto a inizio torneo. In risalita, Koulibaly rimane un perno imprescindibile nelle fortune dei partenopei e avrà sicuramente modo di riscattarsi da qui a fine stagione. Al momento, però, il suo rendimento non può che essere definito insufficiente.

4. Franck Kessié

Franck Kessié (Getty Images)

In parte vale la premessa fatta per Koulibaly: ovviamente non è Franck Kessié il problema maggiore del Milan, che continua a navigare in una posizione anonima di classifica soprattutto per la negativa gestione della squadra da parte di Marco Giampaolo (a cui ancora il suo successore Stefano Pioli non sembra aver rimediato) e per una rosa che forse è stata sopravvalutata e carente un po’ in tutti i reparti. Potevamo citare anche il duo di registi Bennacer-Biglia o lo scarso impatto di Rebic, per non parlare di Krysztof Piatek, pistolero dalle polveri bagnate che infatti troveremo più avanti.

Kessié comunque finisce in classifica per diversi motivi. Per prima cosa, nella sua terza stagione in rossonero era lecito attendersi qualcosa di più: se è vero che al Milan si è visto raramente lo straordinario motorino di centrocampo che aveva strappato ammirazione unanime con la maglia dell’Atalanta, lo è altrettanto il fatto che comunque nei due anni precedenti l’ivoriano era sempre riuscito a strappare la sufficienza grazie alle indubbie qualità tecniche e fisiche. Quest’anno non è così: ai voti raramente sufficienti, con picchi negativi contro Fiorentina e Roma, bisogna aggiungere un solo gol realizzato su rigore e una considerazione da parte dell’ambiente sempre minore, che ha finito per portarlo nelle gerarchie alle spalle del nuovo arrivato Krunic.

3. Simone Verdi

Simone Verdi (Getty Images)

Pur contestato da parte della tifoseria, il calciomercato estivo del Torino non poteva essere giudicato complessivamente insufficiente, anzi: il presidente Cairo aveva confermato in blocco la rosa capace di conquistare nella Serie A 2018/2019 la qualificazione in Europa League, aggiungendo anche una ciliegina di notevole spessore. Stiamo parlando di Simone Verdi, che dopo aver faticato a esprimere il proprio talento da giovanissimo in maglia granata e al Milan è finalmente esploso con il Bologna, con cui ha conquistato persino la Nazionale.

Il successivo trasferimento al Napoli avrebbe dovuto certificare la definitiva consacrazione di un giocatore dal talento indiscutibile ma si è invece trasformato nell’ennesimo stop di una carriera altalenante. La sensazione era che al Torino, che lo ha acquistato in prestito per 3 milioni con obbligo di riscatto a 20 l’estate prossima, Simone sarebbe tornato quello di Bologna. La realtà però è che fino a questo momento si è rivelato un corpo estraneo nel 3-5-2 di Mazzarri, la più grande delusione del campionato granata e uno dei motivi per cui la squadra non sembra riuscire a ripetersi dopo i fasti della passata stagione.

2. Mario Balotelli

Mario Balotelli (Getty Images)

29 anni compiuti lo scorso 12 agosto, una settimana prima di firmare da svincolato con il Brescia neo-promosso, la sensazione è che purtroppo Mario Balotelli sarà destinato a passare alla storia come uno dei più grandi talenti incompiuti nella storia recente del calcio italiano. Dotato da madre natura di considerevoli mezzi tecnici e atletici, gli stessi che gli avevano permesso di farsi spazio nell’Inter del Triplete ad appena 19 anni e di conquistare a stretto giro di posta anche la maglia della Nazionale, Super Mario non ha saputo confermarsi ad alti livelli alternando rovinose cadute a qualche rilancio spesso appena accennato.

È il caso ad esempio dell’esperienza in Francia, durata tre stagioni e conclusa con il mancato rinnovo da parte dell’Olympique Marsiglia nonostante gli 8 gol in 15 presenze da gennaio a giugno 2019: Balotelli aveva annunciato l’intenzione di tornare in Italia, a Brescia, la città dove è cresciuto e dove avrebbe tentato di tornare tra i grandi conquistando la maglia azzurra. Dopo poco più di tre mesi la scommessa sembra già persa: Mario è apparso spesso lento e svogliato, incapace di trascinare una squadra davvero poco attrezzata per la corsa-salvezza. Appena 2 i gol segnati in 7 presenze e i soliti problemi caratteriali che lo hanno portato ad essere escluso dai convocati in un’occasione.

1.  Krysztof Piatek

Krysztof Piatek (Getty Images)

19 gol in 21 partite nei suoi primi 6 mesi in Serie A, trascorsi al Genoa che lo aveva prelevato per meno di 5 milioni di euro dal Cracovia, Krysztof Piatek si era distinto nella stagione 2018/2019 al punto da guadagnarsi immediatamente l’attenzione del Milan, che non aveva esitato nell’investire sul letale bomber polacco oltre 35 milioni. Una cifra importante ma che in molti consideravano persino bassa per un centravanti capace di andare a segno con impressionante regolarità e che anche in rossonero si era confermato realizzando 11 reti in 21 presenze complessive.

Il calo con cui aveva concluso la stagione era da molti ritenuto fisiologico, dopo un’annata giocata ad altissimo livello, ma i limiti di Piatek sono emersi in questa stagione: statico e spesso fuori dal gioco, poco servito dai compagni e nervoso, il pistolero sembra aver smarrito il proprio tocco magico. Snobbato nelle quote per il titolo di capocannoniere (81.00) si è finora rivelato una zavorra per le ambizioni di un Milan che fatica tremendamente a creare gioco e che oltretutto manca poi in fase di finalizzazione. I numeri quest’anno sono impietosi: 13 presenze e appena 3 reti messe a segno, di cui 2 su calcio di rigore, testimoniano l’involuzione di quella che rischia di trasformarsi in una delle più grandi meteore nella storia della Serie A.

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