US Open, le 10 finali più belle nella storia del torneo

US Open, le 10 finali più belle nella storia del torneo

Quando si parla di tornei del Grande Slam, da sempre ogni evento ha le sue peculiarità e ogni appassionato le sue preferenze. In generale, comunque, se Wimbledon è generalmente considerato come la tappa più affascinante, lo US Open è invece – nelle opinioni più diffuse – il torneo più difficile di tutti. Vuoi perché l’ultimo di una stagione spesso intensa e stancante, vuoi per la superficie che non risparmia legamenti e articolazioni, vuoi perché giocato quasi sempre da tutti i migliori del momento, l’Open degli Stati Uniti di tennis ha spesso regalato spettacolo e – soprattutto – diverse finali bellissime.

US Open, le 10 finali più belle

Abbiamo raccolto in questa infografica, che a qualcuno di voi farà venire il classico groppo in gola, quelle che secondo noi sono le 10 finali più belle nella storia degli US Open. Ne abbiamo scelto 5 dal singolare maschile e altrettante da quello femminile.

Perché queste scelte

Andiamo velocemente a illustrare le motivazioni dietro alle 10 scelte.

Mcenroe-Borg 1980: la partita più incredibile tra i due si era giocata un mese e mezzo prima a Wimbledon. Ma qui c’è di tutto, compresa una chiamata dubbia sul 3-3 del 5° set che ridà sprint a un Borg che sembrava spacciato.

Rafter-Rusedski 1997: una scelta con evidenti motivazioni da WWF, vista la specie praticamente estinta degli attaccanti puri.

Federer-Agassi 2005: chi scrive ha amato alla follia entrambi, e poi l’Agassi di fine carriera era uno spettacolo.

Del Potro-Federer 2009: seriamente, Del Potro è uno dei più grossi “what if” nella storia di questo sport. E al 100% per colpe non sue.

Nadal-Medvedev 2019: dopo due set sembrava un match indirizzato, peraltro nella solita direzione. Poi si sveglia il russo e la partita diventa memorabile, perché anche Rafa alza l’asticella a livelli che raramente si sono visti.

Navratilova-Evert 1984: ho scelto questa ma tra Martina e Chris se ne potevano prendere almeno altre 10, quanto le finali Slam che hanno giocato.

Graf-Sabatini 1988: da allora (32 anni “and counting”) nessuno ha mai più realizzato il Grande Slam. Basta?

Graf-Seles 1995: Monica Seles ha rappresentato una tale rivoluzione, nel tennis dei primi anni ’90, che difficilmente può capire chi non l’ha vista coi propri occhi. E quella coltellata di un folle l’ha (e ci ha) privata di chissà quanti altri Slam.

Pennetta-Vinci 2015: ci siamo riusciti una sola volta, nella vita. Poteva mai mancare?

Osaka-S. Williams 2018: Naomi da piccola aveva il poster di Serena in camera. Serena lo sa e forse pensa che la strada sia in discesa. Poi quella ragazzina inizia a tirare frigoriferi più grandi dei suoi, e lei impazzisce.

Le altre finali maschili

Come ogni “top 5”, “top 10” eccetera, anche questa sulle finali più belle degli US Open è ovviamente opinabile e non ha alcuna pretesa esaustiva. Molti di noi hanno una partita del cuore, che magari coincide con un tennista che abbiamo particolarmente amato o con un bel periodo della nostra vita. Certo non è stato semplice lasciar fuori partite come la prima delle 5 finali vinte da Pete Sampras. Era il 1990 e un giovane di lontane origini greche ridicolizzò il più celebre e reclamizzato Agassi. Un 64 63 62 che rivelò al mondo i colpi piatti e potentissimi di Pistol Pete, una finale da 39 anni in due, che ci consegnò il vincitore più giovane di sempre (19 anni e 28 giorni). Record tuttora imbattuto, tra l’altro.

Altra partita che è stato difficile lasciar fuori è Becker-Lendl del 1989, forse una delle migliori partite di sempre giocate da “bum bum”. Così come avrebbe potuto trovare spazio il “clinic” di rovescio regalatoci da Stan Wawrinka nel 2016, con Djokovic nel ruolo di illustre comprimario. E non avrebbe sfigurato nemmeno la finale del 2000, quando Marat Safin aveva ancora voglia di giocare ed esprimere quel talento sconfinato che aveva e che gli permise di sbarazzarsi di Pete Sampras in poco più di un’ora e mezzo, concedendo appena due (2) palle break – entrambe salvate.

Le altre finali femminili

Anche il torneo femminile ha regalato finali indimenticabili agli US Open. Ovviamente noi non potevamo non inserire Pennetta-Vinci del 2015, anche se tecnicamente e come pathos non è stata senza dubbio tra le finali più belle. Come per l’ATP, anche la WTA ha offerto finali che avrebbero potuto trovare posto nella nostra top 5. Per esempio quella del 2003, quando la minuscola Justin Henin era un gigante tennistico e battè la Clijsters nella prima – e tuttora unica – finale tutta belga. Notevole e iconica anche la finale 2006, con la battaglia tra il metro e 88 della mannequin Sharapova e il metro e 65 ancora di Henin, risoltasi con un doppio 64 in favore della russa. Infine, grande tensione e spettacolo regalò anche Tracy Austin nel 1981, un match mozzafiato in cui la statunitense riuscì a rimontare un set di svantaggio alla Navratilova, con due durissimi tie-break.

La finale più bella? La prossima

Lo US Open è torneo durissimo, in cui non ci si può improvvisare e bisogna mantenere un livello altissimo per due settimane. Qui arrivare significa essere stati davvero i migliori, anche se la composizione delle teste di serie e le quote delle scommesse sul tennis non lo prevedevano. Proprio la vittoria di Pennetta è una delle più sorprendenti si sempre, avendo l’ex campionessa azzurra vinto da testa di serie numero 26. E che dire di Naomi Osaka, peraltro finalista di questa edizione come avevamo suggerito nei nostri pronostici sul tennis? Nel 2018 dominò il torneo – e la finale con grande personalità contro il suo idolo di gioventù Serena Williams – partendo dalla testa di serie numero 20.

Considerazioni in tutto e per tutto simili valgono anche per il torneo maschile, in cui negli ultimi anni le sorprese hanno trovato a dire il vero poco spazio. Nel secolo in corso solo una volta ha vinto una testa di serie fuori dalle prime 6 (Cilic nel 2016, partito da n.14), e solo altre 4 volte hanno vinto tennisti diversi dai primi 4 favoriti.

Finali e sorprese

L’edizione attualmente in corso è certo particolare, per il fatto di essere stata spostata nel calendario e soprattutto per l’assenza di pubblico, dovuta alle misure anti-pandemia. Queste condizioni particolari avranno avuto una qualche influenza sui risultati del campo, anche se è impossibile stabilirne con certezza il peso. Ciò che si sa è che quest’anno potremmo avere le più grandi sorprese del secolo, sia nel tennis maschile che in quello femminile. Tra gli uomini abbiamo in semifinale le teste di serie numero 2 (Thiem), 3 (Medvedev) e 5 (Zverev). Ma c’è anche Pablo Carreno Busta che, con la sua numero 20, potrebbe diventare il vincitore con più basso seeding nel 21° secolo. Ancora più clamoroso sarebbe un successo di Vika Azarenka tra le donne. Qualora battesse la Osaka, la bielorussa sarebbe la prima giocatrice a vincere lo US Open senza essere testa di serie, nell’era open.

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