Serie A: come finirebbe un match tra la formazione dei più pagati e quella dei meno pagati?

Serie A: come finirebbe un match tra la formazione dei più pagati e quella dei meno pagati?

Il denaro ha un peso davvero smisurato, nell’attuale mondo del pallone. Lo strapotere economico di alcuni club toglie imprevedibilità a certi campionati, come accade per esempio in Francia e in Italia. Ma i budget sono davvero indispensabili per vincere? Abbiamo provato a ragionarci su ma anche a divertirci, con una infografica e un match virtuale che vi strapperanno qualche sorriso.

Serie A, Ricchi vs Poveri

Siamo andati a curiosare tra gli stipendi di Serie A e abbiamo messo su un confronto virtuale, tra la formazione con gli ingaggi più bassi e quella che raccoglie i contratti “più principeschi” del nostro massimo campionato. Abbiamo escluso chi ha giocato meno della metà delle partite stagionali. Ecco il “Team Outlet” vs “Team High Rollers” (cliccando su “+” otterrete informazioni aggiuntive sulle prestazioni dei singoli)

I “poveri” della Serie A tra mestieranti, futuri ricchi e talenti persi

Una intera formazione che percepisce meno rispetto al giocatore meno pagato tra i più pagati. Non una stortura, forse, ma uno squilibrio ovviamente sì. Si pensi ad esempio a Francesco Cassata, centrocampista del Frosinone arrivato in prestito dal Sassuolo: il 21enne sarzanese guadagna “appena” (virgolette d’obbligo, considerato il livello medio degli stipendi in Italia) 50.000€ all’anno, che non è neanche vicinissimo al minimo salariale (fissato in poco meno di 27mila euro netti all’anno).

Può esistere una Serie A in cui un calciatore guadagna 31 milioni e un altro 50mila euro? Evidentemente sì, infatti lo stipendio annuo di Francesco Cassata equivale a quanto percepisce Cristiano Ronaldo in … 15 ore.

Le società con i monti ingaggi più leggeri sono sempre le stesse, con l’Empoli in testa che paga la sua rosa non più di 16 milioni. Poi c’è anche il caso dell’Udinese, società abilissima a individuare talenti esteri a buon mercato. Non si tratta di campioni, ma di giocatori di rendimento pescati in campionati minori. Ad esempio è il caso di Nuytinck ma anche di Troost-Ekong, Opuku e del talentino Pussetto. Tra questi c’era anche Antonin Barak, che prometteva benissimo ma quest’anno pare scomparso dai radar.

Fra i calciatori a buon mercato ci sono ovviamente anche alcuni paperoni di domani. Ad esempio su Romero del Genoa c’è già la Juve, il che significa che il suo ingaggio lieviterà di moltissimo. E anche Mancini dell’Atalanta è molto probabile che spicchi il volo verso qualche big, con conseguente e cospicuo aumento dell’ingaggio.

Oltre a quelli che abbiamo messo in formazione, il “Team Outlet” comprende anche altri calciatori che avrebbero meritato una menzione. Tra questi l’empolese Di Lorenzo, che ha appena mandato KO il Napoli regalando una vittoria cruciale alla sua squadra. Il terzo gol in stagione non è poco per un terzino, ma soprattutto per un ragazzo che ha trovato la Serie A solo a 25 anni.

Ricconi, da CR7 agli scontenti

La domanda che nasce spontanea è: può la Serie A permettersi questi ingaggi? La Juventus sì, grazie a un fatturato che si alimenta con i risultati europei ma anche con i ricavi commerciali. Di questo passo, certo, sarà sempre più difficile che qualcuno riesca a frapporsi tra i bianconeri e lo scudetto, visto che ogni anno arriva un tassello a rendere la Juve sempre più imbattibile in Italia. In un certo senso non è un problema della Vecchia Signora, ma ANCHE suo: è infatti un problema di sistema, del quale parleremo però in un’altra occasione.

In attacco Maurito Icardi è in formazione solo perché Douglas Costa ha giocato poche partite, altrimenti il brasiliano della Juve sarebbe stato titolare di questa squadra di paperoni, forte dei 6 milioni l’anno che la società gli accredita sul conto corrente. E se si pensa che la telenovela-Icardi è nata perché la sua moglie-procuratrice batteva cassa ritenendolo sotto-pagato, questa formazione parrebbe quasi darle ragione.

Ci sono poi i casi dei parametri zero, di cui Emre Can e Stefan De Vrij. Sia il tedesco che l’olandese hanno potuto richiedere e ottenere stipendi faraonici anche per il fatto di essersi liberati dai precedenti club senza esborso economico per la squadra acquirente. E poi vale la pena ricordare che Bonucci si è anche decurtato l’ingaggio di un terzo, pur di tornare a vestire la maglia bianconera.

Il divario economico tradotto “sul campo”

Aggiungendo ai dati statistici su presenze e gol le medie voto e fantavoto di un’istituzione del settore come Fantagazzetta, riusciamo a cercare di tradurre questo enorme divario economico in un risultato sul campo. In totale, un ipotetico match tra la top 11 dei più pagati e quella dei meno pagati vedrebbe i primi partire da un vantaggio virtuale di due gol a zero. Per una squadra che costa 32 volte in più rispetto all’altra, 2 gol a partita sono tanti o pochi? A voi la riflessione.

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