Come funziona la K League, il campionato di calcio in Corea del Sud: storia e curiosità

Come funziona la K League, il campionato di calcio in Corea del Sud: storia e curiosità

La K League (dal 2018 ufficialmente K League 1) è il massimo campionato della Corea del Sud, espressione di uno dei movimenti calcistici più forti e rappresentativi di tutta l’Asia. Il torneo, in risalita dopo un periodo di appannamento, avrà inizio il prossimo 8 maggio e si svolgerà in formato leggermente ridotto. Emozioni e spettacolo non dovrebbero comunque mancare.

L’arrivo del calcio in Corea

Come accaduto in ogni angolo del pianeta, sono alcuni marinai britannici a portare in Corea il gioco del calcio nel lontano 1882, ma è soltanto nel 1921 che va in scena quella che può essere definita la prima competizione ufficiale a livello nazionale: si tratta dell’All Joseon Football Tournament, che conquista i cuori dei tifosi coreani anche grazie alla straordinaria rivalità tra numerosi club di Seul e il Muo Football Club di Pyongyang, oggi in Corea del Nord. È proprio la sfida tra le due città più importanti del Paese a gettare le basi per il successo del calcio nel Paese: nei giorni delle sfide i negozi restano chiusi, i giornali parlano ampiamente dell’evento e non mancano comportamenti sopra le righe da parte delle prime tifoserie.

La guerra di Corea chiude questa prima importantissima parte di storia, ma anche se al sud il calcio sarà giocato con costanza e buoni risultati – la Corea del Sud è la seconda nazionale asiatica a prendere parte ai Mondiali di calcio nel 1954 e dal 1986 non ha mai mancato la qualificazione a una fase finale – è soltanto nel 1983 che la K League vede la luce, inizialmente come campionato a cinque squadre. La prima edizione viene vinta dall’Hallelujah, uno dei due soli club professionistici presenti e formato solo ed esclusivamente da calciatori cristiani, che dopo aver tracciatola strada tornerà nel dilettantismo già nel 1985 prima di sparire verso la fine del XX secolo a causa della crisi economica che colpisce l’Asia.

K League, albo d’oro e formula

A oggi sono state giocate dunque 37 edizioni della K League, e l’albo d’oro vede al comando con 7 titoli vinti la coppia formata dal Seongnam e dal Jeonbuk Hyundai Motors, club ancora oggi protagonisti del massimo campionato sudcoreano: il primo ha avuto due periodi d’oro, tra i primi anni ’90 e i primi 2000, il secondo invece ha spopolato in tempi moderni vincendo 7 delle ultime 11 edizioni comprese le ultime tre consecutive. Seguono in ordine di vittorie il FC Seoul, Pohang Steelers, Suwon Samsung Bluewings, Busan IPark, Ulsan Hyundai e Jeju United, con l’Hallelujah unico tra i club capaci di vincere almeno una volta il campionato assente nell’edizione 2020 dopo l’ultimo posto con conseguente retrocessione nella scorsa stagione.

Una stagione accorciata

Alla K League 2020 prendono parte 12 squadre rappresentanti altrettante città del Paese: a lungo un sistema chiuso, sullo stile dei campionati professionistici statunitensi, ormai da qualche anno il massimo campionato di calcio della Corea del Sud prevede l’interazione con i gradini successivi della piramide. Visto che quella attuale sarà una stagione accorciata – il torneo inizierà in ritardo di poco più di due mesi – la formula del torneo cambierà: invece delle consuete 38 partite, ogni club ne disputerà 27, 22 in quella che possiamo definire la “regular season” e appena 5 nel cosiddetto “Final Round” che prevede la suddivisione dei club in due mini-tornei. Le prime 6 lottano per titolo e qualificazione in Champions, le altre per evitare la retrocessione.

Le squadre della K League: favoriti ancora una volta i campioni del Jeonbuk

Uno sguardo alle squadre partecipanti non può che cominciare dai campioni in carica del Jeonbuk Hyundai Motors: i “Green Warriors” sono reduci da tre trionfi consecutivi e puntano apertamente al poker, che permetterebbe loro di scrivere un’era e diventare il club più vincente di sempre nel Paese. Il portoghese José Morais, unico tecnico straniero dopo l’addio del brasiliano André Gaspar al Daegu, schiera i suoi con un duttile 4-5-1 capace di trasformarsi in un 4-3-3 o 4-2-3-1 e può contare su numerosi giocatori di spessore, pur avendo perso le stelle offensive Ricardo Lopes e Shin-uk Kim, ceduti a peso d’oro (oltre 11 milioni di euro) a Shanghai SIPG e Shanghai Shenhua.

Si può comunque dire che la K League è un campionato estremamente competitivo ed equilibrato, dove nessun risultato è scontato: per i campioni una nuova conferma non è affatto scontata, e gli scommettitori dovranno studiare bene le quote sul calcio per quanto riguarda il campionato sudcoreano, approfondendo quanto più possibile la conoscenza delle squadre in cerca della giocata giusta.

Possibili outsider

Attenzione anche ai rivali “aziendali” dell’Ulsan Hyundai e al FC Seoul, secondi e terzi nella K League 2019 e decisi a rifarsi anche grazie ai gol dei rispettivi bomber brasiliani, Júnior Negrão e Adriano.  Tra le possibili sorprese impossibile non inserire Seongnam e Pohang Steelers, anche se per le scommesse sulla K League raccomandiamo di prestare particolare attenzione al Suwon Samsung Bluewings, che ha chiuso in crescendo e ha cambiato 2 stranieri su 4 mantenendo la coppia australiana formata da Taggart e Antonis abbracciando il centravanti bosniaco Krpic e il difensore Doneil Henry, ex promessa del calcio canadese.

Il curioso caso del Sangju Sangmu

Sembrano destinati a lottare per la retrocessione Daegu e Incheon, oltre ovviamente alle neopromosse Busan IPark e Gwangju, mentre certo di lasciare la K League al termine della stagione è il Sangju Sangmu, club che rappresenta le forze armate e che può schierare soltanto calciatori che si trovano a svolgere la leva che in Corea del Sud ha la durata di due anni, al termine dei quali si conclude anche il periodo di “prestito forzato”: la federcalcio sudcoreana ha annunciato che il club retrocederà al termine del torneo indipendentemente dai risultati raggiunti sul campo, terreno in cui comunque c’è da scommettere che non farà sconti.

Il K League All Star Game

Dal 1991 a oggi la KFA organizza una partita-evento chiamata K League All Star Game: inizialmente una sfida tra i migliori giocatori del campionato, divisi tra locali e stranieri e poi tra club del nord e club del sud, questa gara negli ultimi anni è diventata una partita tra le stelle del torneo e un avversario diverso di volta in volta. Dal 2010 a oggi il ruolo di club “ospite” è passato dal Barcellona alla Juventus, ma bisogna anche dire che nel mezzo ci sono state partite a dir poco pittoresche, come quella contro i veterani dei Mondiali del 2002, e poco prestigiose come quella che nel 2017 ha visto protagonista il Vietnam Under 22, capace peraltro di imporsi a sorpresa 1-0.

Nel 2019 l’ospite è come detto la Juventus, ma una partita che dovrebbe essere un evento si rivela essere un mezzo flop. Manca infatti il protagonista più atteso, Cristiano Ronaldo, che non partecipa alle sedute di autografi e resta in panchina con il benestare del tecnico Maurizio Sarri per tutti i 90 minuti. La gara si conclude 3-3, e in Italia se ne parla soprattutto per l’esultanza “copiata” a CR7 dal brasiliano Cesinha, suo grande ammiratore, in occasione del gol del temporaneo 2-1.

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