Fatturati Champions League 2020/21: quanto valgono le 8 squadre rimaste

Fatturati Champions League 2020/21: quanto valgono le 8 squadre rimaste

The clock is ticking. Il conto alla rovescia per i quarti di finale della Champions League è ripreso e terminerà il 6 aprile, con la riapertura delle ostilità e la disputa dei primi due match di andata. Oggi ci concentriamo sull’aspetto economico, curiosando tra i fatturati delle 8 rimaste in Champions League e i valori delle rose, per capire quanto alta è l’influenza della capacità di spesa sui risultati sportivi.

Fatturati Champions League 2020/21: valore economico e delle rose nelle top 8

Chi più spende, meno spende. A volte i proverbi ci azzeccano, come si dice, altre volte un po’ meno. Nel calcio moderno avere a disposizione risorse importanti è importantissimo, ma è anche decisivo? Per capirlo, guardiamo innanzitutto agli ultimi fatturati dichiarati dalle 8 qualificate ai quarti di finale di questa edizione, quindi ai valori di mercato delle rose.

Il Porto e le altre, quando la sorpresa non è una sorpresa

Da quando è terminata la fase a gruppi, nelle quote per la Champions League il Porto è sempre stato in fondo, tra le più grosse sorprese. Le ragioni di tutto ciò erano ben comprensibili, visto anche il fatturato dei Dragoes in netta picchiata. La squadra portoghese aveva pagato pesantemente l’uscita ai preliminari di Champions League nell’edizione precedente, costata al club un sacco di soldi in termini di mancati introiti da diritti televisivi (-63% sull’anno precedente).

Nell’attuale edizione il Porto si è nettamente ripresa, anche sotto l’aspetto dei risultati sul campo. L’eliminazione della Juventus è stata sicuramente fortunosa, ma catalogandola solo come buona sorte non sarebbe corretto. Conceicao ha fatto rendere al massimo i suoi, approfittando delle incertezze dei più quotati avversari. Avversari che, peraltro, rappresentano per il Porto una sorta di storia esemplare.

La Juve e la beffa dell’ossessione Champions

Ecco, a proposito di Juventus, il club bianconero ha deluso i propri tifosi, ma anche gli appassionati scommesse online, per l’ennesima inopinata uscita dalla Champions League in anticipo sulle aspettative. Dopo Ajax e Lione, è stata la volta del Porto. Qui non importa tanto curiosare tra i fatturati della Champions League dei vari anni per vedere quale delle tre avversarie presentava una differenza di budget più abissale. Il fatto che ci interessa è piuttosto l’inversione di ruolo della Juventus. Da granitica e ambiziosa sorpresa a fragile e pachidermica favorita. Da squadra emergente bramosa di sedere – da non invitata – al tavolo delle grandi, a imborghesito club convinto che bastasse l’invito per far bella figura.

Se si va a curiosare nelle due edizioni in cui la Juve era riuscita a raggiungere la finale con Allegri, in entrambi i casi il club bianconero aveva appena il decimo fatturato. In altre parole, fino a che la Juve ha giocato a fare la sorpresa le cose sono andate bene, quando ha alzato l’asticella (anche e soprattutto da un punto di vista dei costi) le cose sono cambiate di molto, e in peggio.

Vincono i fatturati, oppure no?

Anche quest’anno il Manchester City di Guardiola è tra i grandissimi favoriti nelle quote come vincente della Champions League. Nel passato recente, tuttavia, l’avere la rosa più costosa di tutte non ha portato risultati di rilievo. Discorso analogo vale pe un altro club che ha speso moltissimo negli ultimi anni, il PSG, che dopo la finale dello scorso anno si ripresenta con rinnovate – e motivate – ambizioni. Ma spendere tanto non sembra essere l’unica via per arrivare in fondo alle grandi manifestazioni.

Nel 2016/17 il Monaco di Jardim non era nemmeno fra i primi 30 fatturati d’Europa. Eppure arrivò in semifinale. Lo stesso dicasi per l’Ajax 2018/19 e per Lipsia e Lione nell’edizione scorsa. Certo vincere è un’altra cosa, rispetto a una pure eccellente semifinale che, nei 4 casi citati, è da considerarsi un traguardo mostruosamente inatteso.

Che una robusta dose di fortuna sia necessaria per arrivare in fondo alla Champions League è cosa ampiamente nota, ma anch’essa da sola non può certo bastare, né tantomeno può esistere un club che si affidi soltanto a quella. La chiave di tutto è forse negli esempi dati da Liverpool e Bayern Monaco: corazzate sì ma che costruiscono il loro futuro senza ansia da prestazione, senza farsi schiacciare dalle pressioni e prevedendo la possibilità di rimanere qualche anno senza vincere niente.

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