Esclusiva Bwin – Lentini:

Esclusiva Bwin – Lentini: “Bayern Monaco favorito per la Champions League. Agli Europei spero vinca l’Italia. Mi piacciono Candreva e Di Maria. Capello…”

Lentini, in questa intervista ripercorreremo insieme tutte le tappe della sua carriera, che è stata davvero straordinaria, così piena di trofei e che ha toccato davvero livelli altissimi. In tanti appassionati di calcio ricordano ancora volentieri le sue volate sulla fascia, le sue serpentine e i suoi gol. Partiamo dai suoi primi anni, quelli disputati nel suo Torino: che ricordi ha dei suoi primissimi anni come giocatore con la maglia granata?

Diciamo che io sono cresciuto là, praticamente sono nato a Torino, dove ho fatto la Primavera e infine sono riuscito a esordire con la prima squadra. Quindi i ricordi sono tantissimi, adesso gli anni sono passati, e quindi abbiamo dimenticato tante cose.

C’è qualche episodio in particolare che le viene in mente col mister Mondonico? È stato un suo grande allenatore, e una persona squisita.

Mister Mondonico non è degli inizi, ma già li ero diventato un giocatore. Non è proprio degli inizi, però insomma con lui ci siamo levati delle grosse soddisfazioni.

Che stagione è stata quella all’Ancona rispetto al suo percorso?

È stata l’annata dove io ho anche fatto il servizio militare, e se non ricordo male fu nel ’89/90. È stata un’annata importante perché è stata la mia prima stagione fuori da Torino, e praticamente sono passato dal calcio dei settori giovanili al professionismo della prima squadra. Diciamo che è stato il mio primo campionato in serie B. È stato il mio primo anno fuori casa ed è stato un trampolino di lancio molto importante.

  • Una carrellata di figurine di Gigi Lentini

Ecco poi al suo ritorno al Torino c’è stata subito la promozione in serie A giusto?

Poi sono tornato a Torino. Nel frattempo il Torino era retrocesso e con Fascetti siamo risaliti in serie A. Sì, è stata una grande annata e abbiamo vinto abbastanza agevolmente quel campionato di Serie B.

Negli anni successivi a Torino possiamo dire che c’è stata la sua consacrazione definitiva nel ruolo di ala? Lei era il miglior talento in quel ruolo in quel periodo.

Esatto, proprio così. Da quel momento, dopo che siamo tornati in serie A, è arrivato a Torino mister Mondonico ed insieme a lui è iniziata l’ascesa verso la consacrazione da calciatore importante. O meglio, di livello importante.

Poi – se non ricordo male – arrivò in Nazionale: eravate in una tournée internazionale nell’estate del suo passaggio dal Torino al Milan? Che ricordi ha di quel periodo?

No, non mi ricordo se era stato quell’anno lì. Perché la tournèe in Svezia con la Nazionale – se non ricordo male- era stata l’anno prima che io passassi al Milan. Però ho ricordi confusi, insomma, sono abbastanza convinto che sia stato l’anno prima, per la verità rispetto al mio arrivo a Milano.

Poi ci fu il suo passaggio – anche discusso – al Milan. Che cosa ricorda di quegli anni con la maglia rossonera? Possiamo dire che avete vinto un po’ di tutto, era un grande Milan allora.

Sì, è così. Io sono arrivato dopo la bufera che si era innescato per il mio passaggio al Milan…”

La interrompo, ci fu casino perché lei era un giocatore ambito forse da tutti i club, la voleva anche la Juventus degli Agnelli e la volevano anche altre squadre in quell’estate rovente.

Esatto mi volevano la Juventus e altre squadre di livello, ma a Milano ho fatto il mio primo anno e devo dire bene. Mi sono ambientato subito, e ho fatto una grande stagione e poi l’anno della mia consacrazione assoluta – che sarebbe dovuto essere il secondo anno – a Milano ho avuto quell’incidente… (Lentini fu vittima di un incidente automobilistico mentre viaggiava a quasi 200 km/h sulla Torino-Piacenza, ndr)

Allora sulla panchina del Milan c’era Fabio Capello?

Sì, ho sempre avuto Capello al Milan, c’è sempre stato lui in panchina.

Che mister era con voi Fabio Capello? Era molto duro, molto esigente?

No, era esigente nell’orario di lavoro, quando ci allenavamo era molto esigente. Lui ci teneva che i ragazzi dessero tutto in allenamento, poi dopo ti lasciava tranquillo, ti lascia vivere in serenità. Pretendeva nel lavoro, ma dopo no.

Il primo impatto di Gigi Lentini con l'ambiente Milan

Ecco di quei campioni che giocavano in quel grande Milan, lei con chi aveva legato di più di quel gruppo rossonero? Con Paolo Maldini forse?

Ma no, non con uno in particolare. Diciamo che io sono un ragazzo che è sempre andato d’accordo e si è sempre trovato bene con tutti, quindi non mi sembra il caso di fare un nome specifico: diciamo tutti allora. Tutti grandi giocatori e grandi persone, quindi un po’ con tutti.

Di quei trofei, tra scudetti e coppe internazionali, ha qualche ricordo particolare? Qualcuno a cui è legato in maniera speciale perché in quegli anni straordinari il Milan vinceva un po’ di tutto, sia in Italia e poi anche all’estero.

Sì, abbiamo vinto un po’ di tutto come diceva lei, sia la Coppa Campioni che diversi campionati. Ma il mio ricordo più importante è stato il primo scudetto perché sa, il mio primo scudetto anche perché è stato giocato praticamente tutto, quindi me lo sento più mio.

Se non sbaglio poi ci fu il passaggio all’ Atalanta sempre con mister Mondonico a guidarla come allenatore?

Sì, sì. Mondonico mi chiamò all’Atalanta e io andai lì e diciamo che dopo l’incidente dovevo di nuovo dimostrare di essere ancora in grado di giocare a buoni livelli, e così è stato. Feci anche lì a Bergamo una grande stagione e andò bene.

Ecco poi ci sono stati tanti anni al Cosenza nella sua carriera, giusto?

No, dopo l’Atalanta sono tornato comunque al Toro. Ho fatto ancora tre anni a Torino, tra il bene e il male però, perché siamo stati sia promossi della serie B alla serie A, che retrocessi dalla seria A alla serie B. Quindi sono state stagioni contrastanti. E poi avevo deciso di smettere, ma dopo qualche mese mi tornò la voglia di giocare e andai a Cosenza, e lì ho chiuso la mia carriera da professionista.

Che ricordi ha della Calabria e dei suoi anni con la maglia del Cosenza? Ha trovato un tifo certamente caloroso.

No beh, un posto con un pubblico caloroso, esigente e poi un po’ all’inizio diffidente con me, e poi però se ne sono resi conto, perché avevano visto che io davo tutto anche in quel calcio lì.

  • Mondonico, a sinistra, e Lentini ai tempi del Torino

Dopo – se non sbaglio – lei ha fatto ancora diversi anni comunque giocando non a livello quindi professionistico. Cioè la voglia di giocare le è rimasta ancora a lungo?

No, va beh poi dopo basta. Poi è rimasta la passione per questo sport, e ho giocato ancora da dilettante e mi sono divertito ancora qualche anno, insieme al mio amico Diego Fuser, fino a qualche anno fa.

Oggi le chiedo che cosa fa e se le piacerebbe tornare sul campo, ovviamente con un altro ruolo? Magari l’allenatore.

No, no io oggi faccio altro, mi dedico ad altro e mi piace vedere solo qualche partita di cartello in televisione, ma niente di più. Sto bene così come sto, e con quello che faccio.

Quando guarda le partite chi è a suo avviso, chi può essere il Lentini di oggi? Non so, Stephan El Shaarawy che gioca nella Nazionale di Antonio Conte le piace come ala? Chi sono i giocatori azzurri che le piacciono nel ruolo in cui lei è stato un autentico fuoriclasse?

Mah, a me piace Candreva della Lazio, è un ragazzo che mi piace sì, poi non seguo tantissimo il campionato, non sono preparatissimo sulle nuove leve, e quindi non sarei neanche in grado di poter fare una classifica precisa, proprio perché non ho un’ampia conoscenza.

E a livello internazionale, qual è un’ala che le piace come caratteristiche di gioco, come fantasia e talento?

Mi piace l’ala del Paris Saint-Germain, l’argentino. Come si chiama?

Di Maria.

Sì, bravo, esatto: Di Maria è un’ala, un giocatore che mi piace molto.

Il "sogno" di Lentini

La sua squadra del cuore possiamo dire che è sempre rimasta il Torino? Continua a seguirla con passione anche oggi?

Diciamo che sono legato sia al Torino che al Milan. Sono queste le mie due squadre del cuore.

Se dovesse scegliere oggi quale è stato il suo gol più bello: quale rete -tra le tante e le più varie che ha realizzato nella sua carriera- sceglierebbe Lentini?

Eh, il gol più bello non lo so, ne ho fatti diversi di belli ma il più bello non lo so. Ce n’è stato uno, però era una partita amichevole, quello era molto, molto bello e anche molto difficile. Però era un’amichevole e quindi non fa tanto testo.

Era col Torino, oppure col Milan?

No, era con il Milan: si trattava di una tournèe a fine campionato, eravamo in Giappone.

Dei campioni di quegli anni, degli anni ’90 quando il calcio italiano insomma era ai vertici poi anche livello mondiale perché l’Italia vinceva spesso anche la Champions League, con chi si sente ancora di quei grandissimi giocatori? So che ogni tanto lei gioca ancora con le vecchie glorie del Milan.

Ma no, più che sentirsi ogni tanto, io gioco con le vecchie glorie del Milan e del Toro: quando ci sono queste rimpatriate ti saluti con tutti affettuosamente, però poi quando finiscono quelle manifestazioni, ognuno ha la sua vita, ognuno ha la sua storia e quindi non ti senti telefonicamente, quello no.

Come ultima domanda in questa lunga e interessante chiacchierata, siccome questa intervista viene pubblicata su un sito di scommesse che è Bwin, uno dei più importanti al mondo, le chiedo un suo pronostico secco: secondo lei chi può vincere gli Europei e chi potrebbe vincere la Champions League? Ci dia due squadre che le piacciono: le sue favorite per questi importanti tornei.

Mah, per la Champions League secondo me potrebbe arrivare sino in fondo il Bayern Monaco (quotato 2,45/1, ndr), mentre per gli Europei non lo so, non saprei proprio: io spero l’Italia (ad oggi, in lista a 17/1, ndr).

Intervista a cura di Francesco Montanari con la collaborazione di Massimiliano Riverso

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