Pagelle Italia Euro 2020

Le pagelle dell’Italia campione d’Europa 2021

Abbiamo ancora tutti davanti agli occhi il trionfo epocale dell’Italia a Euro 2020, dopo la memorabile finale vinta ai rigori contro l’Inghilterra. Adesso è il tempo giusto per un bel pagellone: diamo i voti a tutti gli Azzurri campioni d’Europa!

Italia campione a Euro 2020: le pagelle degli azzurri

Una dopo l’altra, ecco tutte le pagelle dei calciatori della Nazionale Italiana campione d’Europa.

Italia campione d’Europa, le pagelle reparto per reparto

La difesa

Il voto più alto a Chiellini invece che a Bonucci è questione di punti di vista, anche perché nella top 11 della UEFA figura Leo e non Chiello. I due attempati centrali juventini hanno vissuto entrambi un Europeo di fuoco, un riscatto internazionale per una coppia che ha avuto molte soddisfazioni in campo nazionale, molto meno in campo internazionale. Leo e Chiello hanno vissuto questo appuntamento come se fosse l’ultimo. E in effetti forse era così, o forse no. La leadership e la tranquillità trasmessa dai due è stata di altissimo livello per tutto l’arco del torneo. Qualche sbavatura, certo, ma globalmente una coppia da sogno – che gli altri si sognano. La scena della semifinale con Chiellini che, mentre tutti i compagni corrono a festeggiare il passaggio del turno ai rigori con la Spagna, corre ad abbracciare Locatelli che aveva sbagliato il suo di rigore, è uno straordinario esempio di leadership.

Le corsie esterne sono state una grandissima sorpresa, soprattutto per merito di Leo Spinazzola, che nonostante l’infortunio occorso nei quarti di finale è stato comunque inserito nella Top 11. Ma anche Di Lorenzo si è molto ben distinto, con un solo episodio negativo dato proprio dal rigore causato contro il Belgio. Errore veniale e certo perdonato, anche in considerazione del fatto che fino al 2017 il ragazzo giocava a Matera, in Serie C. Florenzi ed Emerson sono stati validi quando chiamati in causa, e questo vale sempre anche per il preziosissimo Acerbi. Discorso diverso per Bastoni, portato agli Europei per fare esperienza di situazioni che lo vedranno protagonista moltissime volte, da qui in avanti.

Last but not least, Gigione. Donnarumma arrivava agli Europei con una sorta di spada di Damocle data dal lungo e tormentato addio al Milan e l’approdo ancora da formalizzare al PSG. Le sue performance sono state di livello spaventoso già senza prendere in considerazione tutto il contorno. Figuriamoci pensando a tutto il resto e alla difficoltà a rimanere sul pezzo con il tifoso “simpa” di turno che si fa filmare nella patetica e poco originale scena dell’offerta dei 20€.

Il Centrocampo

A detta di tutti è stato il reparto che ci ha fatto fare il salto di qualità. Dopo anni di “lutto” successivo al ritiro di Pirlo, abbiamo impiegato un po’ a ritrovare gli interpreti giusti. Verratti era già un profilo dal giusto respiro internazionale, gli anni al PSG ci hanno consegnato uno dei migliori centrocampisti d’Europa. Oltretutto, grazie a Mancini Marchino ha scoperto di poter convivere con Jorginho, altro elemento al quale il trasferimento all’estero ha fatto non bene, ma benissimo. Loro due, più l’eclettismo di Locatelli (molto più di una riserva) e il dinamismo di Barella, che solo per caso non era nella sua miglior versione in questo Europeo, abbiamo un grande futuro davanti agli occhi.

L’attacco

Qui abbiamo mostrato luci, ma anche ombre. Immobile e Belotti hanno messo in mostra i loro pregi ma soprattutto i loro limiti. Non che la presenza di un super-cannoniere sia indispensabile per vincere una competizione importante, perché così non è. La crescita di Raspadori, portato poco più che come mascotte, è un segnale che infonde fiducia per il futuro. E a proposito di futuro, Federico Chiesa ha tutto per imporsi come uno dei migliori esterni d’attacco in Europa, e per diversi anni. Insigne è stato positivo ma solo a tratti, perché da uno come lui ci si aspetta sempre qualcosa in più del solo “tiraggir”. C’era poi molta curiosità intorno al nuovo Berardi in versione europea. Mimmo rimane un cavallo di razza, che negli anni di gioventù è stato un po’ troppo bizzoso, ma che adesso ha capito come sfruttare il suo notevole bagaglio tecnico. Capitolo a parte per Bernardeschi: la sua involuzione alla Juventus è una cosa deprimente, ma in nazionale riesce a trasformarsi. Se il positivo Europeo avesse un effetto rigenerante sul ragazzo, per la Juve sarebbe un incredibile colpo di mercato a costo zero.

Il Manico

Manico è anagramma di Mancio, e scusate se è poco. Preso per presuntuoso da qualcuno al suo arrivo, aveva predetto la nostra vittoria a Euro 2020 in tempi non sospetti, quando le scommesse sportive davano l’Italia a quote alte nelle scommesse sportive sia per l’Europeo che per qualsiasi altra manifestazione. Poi sono arrivate le serie di vittorie, ma soprattutto un cambio di paradigma fin dall’inizio, all’insegna di 2 direttrici: fiducia nei giovani e dominio del palleggio. Questo è uno di quei casi in cui guardare il punto di partenza e quello di arrivo è utile, oltre che terribilmente emblematico: prendi l’Italia reduce dalla figuraccia del non essersi riusciti a qualificare per i Mondiali contro la mediocre Svezia, e la porti a vincere la finale dell’Europeo con la miglior percentuale di possesso palla nella storia del torneo: 65,6%.

E poi c’è anche una componente sentimentale-relazionale, che fa del Mancio un serio candidato a migliore CT azzurro di sempre. Ha ricomposto un team di ex compagni e amici dei tempi della Samp, da Lombardo a Salsano a Evani, e naturalmente Vialli. In tal senso l’abbraccio finale con l’ex gemello del gol, nel giorno della riscossa avvenuta nello stesso stadio che 29 anni prima li aveva privati di un sogno chiamato Coppa dei Campioni, è qualcosa che gonfia il cuore di gioia.

Crediti immagine: Getty Images

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