Pallone d'Oro 2020: ha senso assegnarlo quest'anno?

Pallone d’Oro 2020: ha senso assegnarlo quest’anno?

Il pallone d’Oro 2020 sarà la 65esima edizione del trofeo con cui il periodico specializzato France Football intendeva premiare ogni anno il più forte giocatore europeo in circolazione. Nel tempo, con un calcio sempre più globalizzato, è stato esteso a campioni di ogni nazionalità diventando un fenomeno mondiale. A volte sminuito, spesso criticato, resta comunque il premio individuale più importante a cui un calciatore possa ambire.

Negli ultimi 12 anni, con l’esclusione dell’edizione targata 2018 e andata al croato Luka Modric, il Pallone d’Oro è stato il termometro della più grande e longeva rivalità individuale che la storia del calcio abbia proposto, quella tra Lionel Messi e Cristiano Ronaldo. I due campioni, diversi per storia e caratteristiche ma accomunati da un talento smisurato, si sono inseguiti costantemente a suon di gol e trofei vinti in una sfida che ha diviso gli appassionati di tutto il mondo e che ha visto l’argentino passare in vantaggio 6 a 5 proprio nel corso dell’ultima edizione del 2019.

Anche in questo caso, come già accaduto innumerevoli volte in passato, non sono mancate le polemiche riguardo ai criteri adottati dalla giuria, che tradizionalmente tende a favorire gli attaccanti – premiati nella storia un solo portiere, il leggendario Jasin, e appena tre difensori – e che per qualcuno ha ridotto il premio a una sorta di operazione commerciale, dove il peso politico di certi top club conta quanto le prestazioni sul campo. L’ultimo trionfo di Messi, arrivato ai danni di un Virgil Van Dijk difensore simbolo del Liverpool campione d’Europa, è stato a lungo materia di discussione per tifosi e addetti ai lavori.

Pallone d’Oro 2020: ha senso assegnarlo?

La domanda che sorge spontanea oggi, con il calcio e lo sport sospesi a causa della nota pandemia che sta flagellando l’intero pianeta – e che porterà inevitabilmente al rinvio delle Olimpiadi di Tokyo – è sull’opportunità di assegnare il Pallone d’Oro 2020: avrà senso, quest’anno, assegnare un premio che per forza di cose sarà condizionato da quanto avvenuto fuori dal campo? Una questione non banale, perché nel momento in cui scriviamo tutti i campionati sono cristallizzati a causa della diffusione di un virus che ha messo in ginocchio il mondo intero, costringendo la UEFA a rinviare l’atteso appuntamento con EURO 2020 e lasciando milioni di tifosi in dubbio su quando, come e se sarà possibile concludere le coppe europee.

Ha senso assegnare il Pallone d’Oro 2020, un premio che per sua stessa natura intende premiare il migliore di un anno solare che oggi tutti vorrebbero già dimenticare? Ha senso farlo in presenza di una stagione dove nella migliore delle ipotesi campionati e coppe saranno recuperati in fretta e furia, in assenza di pubblico e dove verrà a mancare il più importante appuntamento internazionale in calendario?

C’è chi sostiene che di fronte a un problema tanto grave lo sport debba necessariamente essere messo da parte, che la stagione in corso sia ormai irrimediabilmente falsata e che per questo motivo andrebbe annullata. Non siamo d’accordo.

Parola d’ordine: andare avanti

Perché forse è vero che in questo momento ci sono questioni molto più importanti a cui pensare. Ma come disse una volta Arrigo Sacchi, “il calcio è la cosa più importante delle cose meno importanti”, resta comunque un rituale collettivo seguito da milioni di persone e lo specchio di un mondo non può fare a meno di andare avanti, vivendo il presente con lo sguardo rivolto al futuro ma senza dimenticare il passato. Anche in queste circostanze tragicamente eccezionali, che hanno impedito al pallone di continuare a rotolare com’erano riuscite a fare soltanto due guerre mondiali.

Superata la paura, sconfitto il nemico terribile e invisibile che sta condizionando le nostre vite, sarà doveroso riappropriarci della nostra quotidianità. E in questa il calcio è una presenza fondamentale, con tutte le polemiche e le discussioni che da sempre lo accompagnano e che del resto gli hanno permesso di diventare tanto popolare. Certo non sarà semplice, ma il ritorno alla vita di tutti i giorni passerà anche dal pallone, dalle partite lasciate in sospeso e dai trofei ancora da assegnare, dalle voci sul calciomercato. Anche in un anno che tutti vorrebbero dimenticare ma che invece, ovviamente, nessuno dimenticherà.

Ritorno alla normalità

Con l’incubo alle spalle sarà ancora più bello ritrovarsi a discutere di Serie A e Champions League, guardare le quote del Pallone d’Oro e discutere su chi meriti di vincerlo e perché, su chi sia più forte tra Cristiano Ronaldo e Messi, provare a indovinare chi sarà il loro erede. Il calcio, così come lo sport in generale, non solo deve andare avanti, ma non può fare altrimenti. Perché quello che un tempo ormai lontano non era che il passatempo di un pugno di gentiluomini londinesi, da oltre un secolo è parte integrante della società: che soffre, che lotta, che forse a volte sbaglia, ma che comunque non può cancellare il passato né rinunciare a vivere il presente.

Nessuno può avere dubbi: sarà dura, durissima, ma anche questa battaglia sarà vinta. E quando questi giorni d’incertezza e di paura saranno alle spalle, sarà vitale che tutto torni come prima. Calcio compreso.

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