Champions League: statistiche, numeri e curiosità della coppa più bella del mondo

Champions League: statistiche, numeri e curiosità della coppa più bella del mondo

Quella che inizierà stasera, 14 settembre, sarà la 30esima edizione della Champions League propriamente detta, e la 67esima in generale. Un compleanno importante per la competizione calcistica per club più importante del mondo, anche perché arriva in un anno in cui, per la prima volta, è stata messa seriamente in discussione la sua stessa esistenza, con lo spauracchio-Superlega ad agitare le notti di UEFA e amanti del calcio. Una prospettiva, quella della Superlega, che ancora incombe nonostante le smentite, ma che comunque non potrà mai cancellare il patrimonio storico della Champions League, che celebriamo in questa infografica.

Champions League storia: la nascita del grande calcio europeo

I francesi sono i grandi organizzatori per antonomasia, almeno per ciò che riguarda gli sport. Loro l’idea di resuscitare gli antichi Giochi Olimpici, loro l’idea di organizzare una Coppa del Mondo di calcio, e loro anche l’idea di dare ai tornei continentali, che pure già esistevano, una struttura e un’organizzazione robusta e moderna.

Accadde nel 1955, quando in risposta al quotidiano Daily Mail, che con la tradizionale modestia britannica aveva preso a celebrare il Wolverhampton come miglior squadra del mondo in seguito alla vittoria (in amichevole!) sulla Honved, l’Equipe propose di verificare l’affermazione sul campo attraverso una competizione ad hoc. La proposta del quotidiano transalpino si trasformò, nel settembre di quell’anno, nella prima edizione della Coupe des clubs champions européens, o più semplicemente Coppa dei Campioni, vidimata dalla neonata UEFA.

Vi presero parte 16 squadre, a invito, dalle principali federazioni europee. Assenti gli inglesi, che non ritenevano il torneo alla loro altezza. Ci ripensarono l’anno seguente, accorgendosi amaramente che la realtà circa i rapporti di forza pallonari era molto diversa da quanto avevano immaginato nel loro splendido isolamento isolano.

Champions League storia: il calcio europeo diventa grande

Trent’anni più tardi, il mondo era cambiato. Per mille motivi diversi, tra cui ne spiccava uno: la televisione. Perché, si domandava già nel 1988 Silvio Berlusconi, presidente del Milan in rampa di lancio e tycoon tra i più potenti in circolazione, dovremmo accontentarci di vedere Milan-Real Madrid una volta ogni tot anni, sempre che capiti perché con l’eliminazione diretta non si sa mai, quando potremmo offrire questo spettacolo ogni anno? Perché non modificare profondamente la platea delle partecipanti, con una riduzione progressiva ma inesorabile degli spazi riservati alle nazioni periferiche, a vantaggio dei grandi club delle grandi nazioni calcistiche?

E così, nel giro di tre anni, la vecchia Coppa dei Campioni lasciò il proscenio alla nuova, luccicante Champions League. Al momento vi partecipavano, come prima, solo le squadre campioni nazionali, ma intanto erano stati introdotti i gironi, che garantivano a ogni squadra un buon numero di partite per far cassa, e una manna per gli scommettitori, che si trovavano per la prima volta di fronte alla possibilità di elaborare complessi sistemi di scommesse sul calcio. Già alla fine del decennio i paesi più importanti avevano monopolizzato il torneo, o quasi, garantendosi fino a 4 squadre partecipanti a testa e innescando un circolo virtuoso (o vizioso, a seconda della prospettiva) di guadagni, acquisti, qualificazioni, nuovi guadagni etc, che di fatto mise all’angolo tutto il resto d’Europa. Se con la vecchia formula era ancora possibile vedere trionfare club jugoslavi o romeni, con la nuova Champions League si rivelò impossibile nella pratica.

E le cose, da questo punto di vista, sono perfino peggiorate con l’avvento del fair play finanziario, che ha ulteriormente cristallizzato lo strapotere di pochi a discapito dei molti, inclusi se vogliamo anche gli appassionati di scommesse sulla Champions League. Nelle 11 edizioni disputate dalla sua introduzione, hanno vinto solo 5 squadre di tre paesi diversi (Real Madrid 4, Barcellona 2, Chelsea 2, Bayern Monaco 2, Liverpool 1). E tra le finaliste contiamo solo una italiana (Juventus, 2) e una francese (l’onnipotente PSG, 1). Negli 11 anni precedenti avevano vinto 8 squadre diverse, provenienti da cinque paesi, a cui aggiungere altre 6 finaliste diverse non in grado di aggiudicarsi la coppa.

Un futuro di nome Superlega?

Il goffo “colpo di stato” orchestrato in primavera da Real Madrid, Juventus e Barcellona su tutte (ma con la complicità di altri 9 club) è stato immediatamente abortito. Mal concepito e ancora peggio comunicato, non ha retto all’immediata, feroce reazione dell’UEFA di Ceferin in tandem con il governo britannico, e alle proteste dei tifosi. Ciò non significa che il progetto sia definitivamente morto, anche perché la tendenza della principale manifestazione europea a diventare sempre più elitaria ed esclusiva è chiara sin dall’inizio, come peraltro si evince dal nostro breve excursus. Il futuro non lo conosce nessuno e non ci resta che aspettare i prossimi passi. E, nel frattempo, continuare a goderci gli eventi, le emozioni, i gol e le quote live della coppa più bella di tutte.

Crediti Immagine: Getty Images

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