Scommettere su quote alte è giusto o no? Una guida ai profili di rischio nel betting

Scommettere su quote alte è giusto o no? Una guida ai profili di rischio nel betting

Scommettere online può essere un passatempo divertente per passare le giornate, anche se la prima raccomandazione è sempre quella di non farsi mai prendere la mano e giocare cifre che non possono ledere la nostra tranquillità economica e mentale. In questo articolo cercherò di isolare le varie tipologie di scommettitore in tre categorie, che equivalgono ad altrettanti profili di rischio. Ognuna di queste categorie ha caratteristiche ben precise, risponde a determinate logiche piuttosto che ad altre ed ha pregi e difetti. Leggerlo sarà dunque divertente, anche per capire in quale delle categorie ci riconosciamo di più.

Accontentarsi di poco o scommettere su quote alte?

Vi siete mai chiesti perché la gente scommette? Aspetti patologici a parte, puntare sull’esito di un determinato evento è qualcosa che esiste dalla classica notte dei tempi. Scommettere è qualcosa che l’uomo fa per se stesso, per avere un ritorno economico ma anche per altri tipi di benefici. Ad esempio la soddisfazione del vantarsi con gli amici, una gratificazione in fin dei conti non dissimile da quella dell’amico che si vanta di conoscere un posto dove si mangia bene e si paga poco. La soddisfazione del qualificarsi come esperto di fronte ai propri amici è sempre molto ricercata dall’uomo, si tratti di una ristorante di pesce o di una multipla da 5 partite.

Tuttavia ci sono miriadi di scommesse possibili e anche molte tipologie diverse di scommettitori. C’è quello che non si vergogna di giocare 5€ per vincerne 5,80 e quello su cui le quote alte esercitano un fascino irresistibile, dunque cerca sempre il colpo gobbo da 20, 30 o più volte la posta scommessa. La motivazione principale dietro a un panorama così variopinto è che esistono diversi profili di rischio.

Che scommettitore sei?

Tra il serio e il faceto, abbiamo cercato di descrivere alcune tipologie di scommettitore, in base ai diversi profili di rischio che assecondano. Una serie di definizioni che non hanno pretesa scientifica, naturalmente, ma che fotografano alcune abitudini degli appassionati. Buone o cattive che siano.

La formichina

La prima tipologia di giocatore è quella col profilo di rischio più basso. Al nostro amico non solo non interessa fare grandi vincite, ma le rifugge al sol pensiero. Il suo obiettivo è sempre “meglio un uovo oggi” e non lo vedrete mai andare in giro a vantarsi di una scommessa vinta, perché le quote che sceglierà non saranno mai sopra l’1.50. Un approccio prudente che è sicuramente più consigliabile rispetto ad altri più spericolati, poiché in generale la moderazione nel gioco non è mai sbagliata. Certo non si tratta di un metodo a rischio zero, anzi a volte questo tipo di giocatore si fa attrarre da quote basse come fossero garanzie di vincita. Così non è, ricordatelo.

Il pareggista

Un’altra categoria di scommettitore rappresenta un po’ la classe media, nel popolo del betting. Si tratta di un appassionato che è consapevole del fatto che le scommesse non gli cambieranno la vita, ma gli piace l’idea di togliersi ogni tanto qualche sfizio. Proprio per questo cerca di evitare le quote sotto il raddoppio, ma allo stesso modo è molto cauto nello scegliere quelle sopra il 4-4.50. Questa preferenza particolare verso la quota “media” lo porta naturalmente a guardare con grande attenzione ai pareggi, visto che la loro quota rientra nella forbice nella maggioranza dei casi.

Analogamente alla formichina, anch’egli si fa attirare dalle quote per quello che sono, senza andare a ricercare eventuale valore nelle stesse. Si tratta infatti di un giocatore amatoriale e come tale va rispettato, sia che giochi singole sia che si avventuri in qualche multipla. A fine anno avrà fatto “meno”, come si dice in gergo, ma l’equilibrio lo porta a non giocare cifre folli. Quindi, alla fine, avrà pagato per divertirsi.

L’impaziente

Il giocatore appartenente a questa categoria ha una particolare predilezione per le scorciatoie. Impazzisce all’idea di vincere una bella cifra in un sol colpo e crede fortemente nel proprio istinto. Così, scorrendo l’elenco delle partite con relative quote, la sua attenzione si soffermerà su un 2 con una quota almeno di 6.00. Ma ad attirare tremendamente la sua attenzione sono i risultati esatti. La ragione è ovvia: se c’è una tipologia di scommesse che permette, con una singola puntata, vincite alte, è proprio quella del risultato esatto. Tuttavia si tratta di quelle tipologie di puntata in cui la possibilità relativa che un risultato si verifichi è nettamente più bassa rispetto alla quota effettivamente pagata.

L’incapacità di accontentarsi provoca nell’impaziente altre abitudini di scommessa poco salubri, come quella di legare un evento a quota alta (8, 9 o anche più) a qualcun altro a quota estremamente bassa (1.30, 1.40) per il solo fatto di vedersi una vincita più sostanziosa. Quindi non solo scommettere su quote alte, ma legarle con quote più basse per vincere di più. Non sto a dirvi quante volte possa capitare di prendere la quota alta e perdere per quella bassa, ma sono più di quanto si pensi.

Lo speculatore

Le tre tipologie delineate qui sopra rispondono comunque a figure di giocatori amatoriali, per i quali l’istinto e le informazioni superficiali sono le uniche armi a disposizione. Tuttavia qui si sta parlando di vari “profili di rischio”, qualcosa che probabilmente avevate letto in una brochure che proponeva investimenti bancari, o sentito per bocca di un consulente finanziario. Non è un caso. Una scommessa è infatti, a tutti gli effetti, come un investimento finanziario. Ci sono quelli “sicuri” come i titoli di stato e ci sono quelli più rischiosi ma da rendimenti molto più elevati. Anche nel betting è grosso modo così, e la prima tipologia di scommettitore che vi propongo è, non a caso, quella che più si avvicina a un oculato investitore.

Nelle nostre abitudini da appassionati della domenica tendiamo a guardare con sufficienza una squadra quotata 1.15, poiché riteniamo quella quota troppo poco appetibile. Vero, ma se vi fate un giro nel mercato obbligazionario o assicurativo, ben difficilmente troverete investimenti con un rendimento del 15%. Le scommesse sportive seguono altre logiche e sono eventi relativamente meno certi, rispetto ad esempio alla solvibilità di un paese sui suoi titoli di stato. Però, fatto salvo il margine di guadagno dei bookmaker, le quote corrispondono in genere alla probabilità che quel dato evento si verifichi. A tal proposito potete consultare la nostra guida al calcolo quote nelle scommesse.

Il nostro ultimo profilo, che chiameremo “lo speculatore”, non ha esitazioni a scommettere su queste quote, se le trova vantaggiose. Dove trova il vantaggio? Mettiamo caso che la sua valutazione sia che la squadra di casa vinca quella data partita almeno 85 volte su 100. Se la quota assegnata a quella squadra è di 1.20 o addirittura più alta, allora è da considerarsi vantaggiosa perché offre una ricompensa più alta rispetto alla percentuale che quell’evento si verifichi. Questo ragionamento è suffragato anche da un altro elemento, che rende ancora più esplicita la bontà di questo sistema.

San Siro, 21 aprile 2018: Pietro Iemmello batte Gigio Donnarumma siglando lo 0-1 per il Benevento in casa del Milan, che fu poi anche il risultato finale per una delle più grosse sorprese degli ultimi anni (Getty Images)

Perché scommettere su quote alte è divertente ma…

Come sottolineato in maniera semiseria nella descrizione dei diversi profili dello scommettitore medio, vediamo adesso di capire perché scommettere su quote alte è economicamente svantaggioso.

Come bilanciano i bookmaker

Nell’atto di redigere le quote sul risultato di un evento sportivo, il bookmaker deve infilare da qualche parte anche il proprio margine di guadagno. Tale margine, detto “aggio”, è la ragione per cui se scommetteste sia sull’1, che sulla X che sul 2 di uno stesso evento, uscireste matematicamente in perdita. L’aggio è ridotto (in genere tra l’8 e il 10%) e in genere viene spalmato su più quote. Nel caso invece di match molto sbilanciati, le cose cambiano.

Quante volte vi siete trovati di fronte a una partita in cui l’1 è a 1.30 e il 2 a 8.00 o anche più? Gran parte degli scommettitori sarà attratta da quell’invitante 8, ma a questo punto dovreste porvi una domanda semplice, persino banale: quale sarà il segno più giocato? Naturalmente l’1, e per tale ragione il bookmaker ha tutto l’interesse a tenere la quota il più possibile competitiva. Competitiva significa in questo caso uguale o superiore a quella che propongono i competitor, in modo che uno scommettitore interessato a quella partita scelga noi piuttosto che un altro. Però il bookmaker non è una onlus, dunque dovrà cercare da qualche parte il modo per inserire il proprio margine di guadagno. Dunque, in questi casi, spesso i bookmaker scaricano il proprio aggio interamente sulle quote alte.

Tradotto in parole più semplici per il giocatore, la quota dello strafavorito sarà più spesso leggermente superiore alla percentuale di volte che l’evento si verificherà, dunque più vantaggiosa. Di converso, la quota di un netto underdog (o sfavorito) sarà spesso inferiore alla percentuale di volte in cui l’evento si verificherà. Dunque sarà più svantaggiosa. Una parziale eccezione a tutto ciò è rappresentata dalle cosiddette quote maggiorate, che sono generalmente offerte dai bookmaker in occasioni particolari. Se volete saperne di più, leggete la nostra guida su come funzionano le quote maggiorate.

Il messaggio generale, comunque, è: scommettere su quote alte è divertente e capace di regalare momenti di notevole adrenalina. Tuttavia è importante conoscere anche i rischi che comporta per i soldi che decidiamo di investirvi, dunque va fatto con moderazione.

Altri articoli della nostra Guida Scommesse:

X