Scommettere sui pareggi, quando conviene: metodi e statistiche da seguire

Scommettere sui pareggi, quando conviene: metodi e statistiche da seguire

Quella di scommettere sui pareggi è una modalità sempre più popolare e diffusa, non solo tra gli amatori ma anche da chi ha un approccio più professionale al betting. In questo articolo cercheremo di capirne le ragioni.

In questa guida scopriremo:

Scommettere sui pareggi: perché piace così tanto

Nella nostra guida alle scommesse sui primi tempi parlavamo delle potenzialità della X all’intervallo. In realtà il segno X, anche se sportivamente equivale a un nulla di fatto poiché non celebra vincitori, è il più enigmatico e affascinante di tutti. La ragione principale della sua popolarità tra gli scommettitori è sostanzialmente la quota, poiché è difficile che un pareggio paghi quote inferiori a 2,60-2,70. Ciò rende più appetibili i guadagni potenziali sia delle scommesse in singola, che naturalmente le multiple.

I metodi

Negli ultimi anni si sono moltiplicati i metodi e le strategie pensate per migliorare le possibilità di vincita quando si sceglie di  scommettere sui pareggi. Ne abbiamo scelto qualcuno da mostrarvi, partendo da una premessa metodologica: nessun metodo serio può prescindere da database molto ampi.

Gli studi sulle frequenze storiche

Da anni esistono scuole di pensiero e diversi gruppi, che concentrano attenzione e studi sui pareggi e sulle loro frequenze. Giganteschi database di decine e decine di migliaia di partite, per individuare frequenze di uscita il più possibile vicini alla realtà. Fantascienza? No, ma per seguire questa strada bisogna avere molta disciplina e un discreto bankroll dedicato alle scommesse sul calcio.

Il “metodo Fibonacci”

Discorso analogo per il cosiddetto “metodo Fibonacci”, che si propone di seguire la sequenza numerica ideata dal matematico pisano, detta “successione di Fibonacci”. Tale successione prevede che, dopo i primi numeri che per definizione sono 0 e 1, ogni numero successivo sia la somma dei due precedenti. Dunque 0, 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34, 55, 89, 144, 233 eccetera.

Come funzionerebbe tale metodo nelle scommesse? Va selezionata prima una partita in cui crediamo che il pareggio sia probabile, ma con quota uguale o superiore a 3.00. Dunque ci si scommette sopra una unità, supponiamo 1€. Se la partita non termina in pareggio proseguiamo scommettendo sempre 1€ (come da sequenza) su un’altra partita simile, sempre con quota minima di 3.00. Qualora anche questa non finisca in pari allora ne punteremo 2 sulla successiva, quindi 3, 5 e così via fino a che un pareggio si verificherà effettivamente. Il vantaggio di tale metodo è che, anche in presenza di un solo pareggio indovinato, la relativa vincita sarà uguale o superiore alla cifra persa in precedenza, mai inferiore. Lo svantaggio è facilmente immaginabile: nel caso si debbano aspettare diverse partite prima di azzeccare un pareggio, l’investimento richiesto sarebbe di quelli importanti.

Il metodo del 3×3

Esistono invece modi più pratici per scommettere sui pareggi, divertendosi e cercando di fare anche qualche interessante profitto. Ne andiamo a vedere subito uno, assolutamente semplice da comprendere. Seguendo una logica simile alle precedenti nella selezione delle partite, ovvero con quota di almeno 3.00, se ne scelgono 3 che riteniamo particolarmente meritevoli o probabili. Dunque vi si punta la stessa cifra, in singola, su tutte e tre le partite.

Ipotizziamo di scegliere tre partite a quote 3.00, 3.20 e 3.50, e di puntare 2€ su ciascuna di esse. La somma totale scommessa sarà di 6€, che equivale alla vincita minima in caso si indovini una delle tre scommesse. Nel caso invece che se ne prendano due o tutte e tre, allora il nostro capitale iniziale sarà almeno raddoppiato o più che triplicato. Il vantaggio di tale semplice metodo è la certezza di non perdere se si indovina appena una partita su 3. Lo svantaggio è ovviamente quello di perdere tutta la cifra se nessuna delle tre partite selezionate finisse in parità, ma tale svantaggio si può contenere scommettendo sempre cifre che ci possiamo permettere. Una buona abitudine, nella gestione del bankroll per le scommesse, è infatti quella di investire in una singola puntata non più del 2-3% del nostro budget dedicato a questo tipo di svago.

Le statistiche e i record da consultare

L’era dei tre punti

Come detto il pareggio è un segno dall’alto fascino anche e soprattutto per la vincita potenziale che non è mai bassa. Ma con quale frequenza escono i pareggi? Domanda impossibile a cui rispondere con certezza, perché la risposta è affidata a diversi parametri molto difficili da individuare in pieno. Uno di questi è questione “culturale”: il pareggio è sempre meglio di una sconfitta. Infatti un cambiamento culturale fondamentale si è avuto in Italia 25 anni fa, quando venne inserita la regola dei 3 punti per vittoria.

Per comprenderlo in pieno è meglio affidarsi alle cifre. Abbiamo calcolato la media delle partite che finiscono in pareggio nell’arco di un campionato negli ultimi 25 anni, ovvero dalla nascita dell’era dei 3 punti. Quindi abbiamo fatto la stessa cosa per i 25 anni precedenti, ovvero dal campionato di Serie A 1969/70 a quello 1993/94.

  • Percentuale di pareggi in Serie A dal 1969/70 al 1993/94: 37,81%
  • Percentuale di pareggi in Serie A dal 1994/95 al 2018/19: 27,64%

 

Più di 10 punti percentuali rappresentano una differenza enorme, da circa uno ogni 2,65 partite a uno ogni 3,6 partite. Guardando agli ultimi 10 anni, compreso quello incompleto ancora in corso, la percentuale scende ancora: 25,4%. Praticamente, poco più di uno ogni 4 partite. Seguendo i nostri consigli sul calcolo delle quote sulle scommesse, potrete trasformare queste percentuali in quote, per orientarvi su quali potrebbero essere le più profittevoli.

I record

Ci sono ovviamente squadre più tendenti al pareggio e altre meno. Naturalmente ogni campionato fa storia a sé e ci sono casi eclatanti. Il record assoluto di pareggi in un campionato di Serie A spetta al Mantova nel 1966/67 con 22. Si trattava però di un campionato a 18 squadre, perché in realtà il record di maggior percentuale di pareggi in una stagione spetta all’Udinese 1982/83. Era un campionato a 16 squadre e i 20 pareggi conseguiti rappresentavano addirittura il 66% del totale!

Le grandi squadre hanno in genere una frequenza di pareggio molto bassa, infatti la Juventus schiacciasassi degli ultimi anni ha un singolare record. Tra il 2015/16 e il 2016/17, la squadra bianconera ha totalizzato ben 38 partite consecutive senza pareggiare. In quella striscia la squadra di Allegri ha trovato 33 vittorie e 5 sconfitte.

Scommettere sui pareggi: quando conviene farlo

Quest’ultimo dato ci porta a una considerazione finale. Nella ricerca per scommettere sui pareggi con quote alte, o comunque con del valore potenziale interessante, ci sono quasi sempre di mezzo le grandissime squadre. Osservare bene la loro curva di rendimento, eventuali precedenti non esaltanti con l’avversario di turno e valutare eventuali impegni a ridosso che potrebbero essere fonti di distrazione (come turni di Champions League) può essere molto utile. In questi casi potremmo azzeccare un pareggio a quota notevole, da 4.00 in su. Ma serve pazienza e capacità di osservazione. E, in fin dei conti, il divertimento nello scommettere sui pareggi sta anche lì.

Altri articoli della nostra Guida Scommesse:

X